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Appalti truccati in Valdinievole, undici arresti: l'ex sindaco faceva da intermediario

Nella foto il procuratore di Pistoia Tommaso Coletta

In carcere due funzionari dei Comuni di Uzzano e Pescia Indagini su 25 gare, tangenti comprese tra il 3% e il 5% 

PISTOIA. Erano talmente abituati a pagare le tangenti per vincere gli appalti che ogni tanto si dimenticavano di averle pagate. «Non sono sicuro di aver pagato, ma nel dubbio meglio pagare due volte» dice un imprenditore intercettato al suo interlocutore.

Il siparietto è stato raccontato ieri dal sostituto procuratore Leonardo De Gaudio durante la conferenza stampa nella quale è stata data notizia di undici arresti (otto in carcere, tre ai domiciliari) all’esito di un’inchiesta che ipotizza la creazione di un sistema per spartirsi gli appalti nei comuni di Pescia e Uzzano. In carcere è finito Renzo Giuntoli, sindaco di Pescia dal 1992 al 2001. Per gli uomini della squadra mobile di Pistoia, che hanno condotto le indagini su delega del procuratore Tommaso Coletta, era lui l’intermediario che metteva in contatto le imprese di costruzioni con due funzionari compiacenti dei Comuni di Pescia e Uzzano, rispettivamente Luciano Bianchi e Lorenzo Lenzi, che lunedì mattina sono andati a fare compagnia a Giuntoli in cella. Dietro le sbarre sono finiti anche dipendenti e titolari di quattro società: Luca Marchi di Montecarlo e Santo Savasta di Pistoia (Costruire srl), Valter Bianucci di Altopascio (Esmoter costruzioni srl), Roberto Rastelli di Massa e Cozzile (Euroedil snc) e Giuseppe Arascio di Altopascio ( General Works). Ai domiciliari Daniele Biagioni di Minucciano (Lucca), Nicoletta Pieraccini di Pescia e Marco Colibazzi di Fucecchio. Il giudice per le indagini preliminari Patrizia Martucci ha firmato anche sei provvedimenti di obbligo di dimora per altrettanti indagati, che in totale sono 42, con 44 capi d’imputazione. Tra le società che secondo gli inquirenti avrebbero beneficiato del sistema di appalti pilotati ci sono anche la Coesco srl e la Diddi Dino e figli.


L’inchiesta, iniziata due anni fa, l’hanno chiamata “Coffee break” perché gli indagati, temendo (a ragione) di essere intercettati, erano soliti invitarsi a prendere un caffè per concludere gli affari. A Uzzano le indagini hanno riguardato 14 appalti tra il 2018 e il 2020 per lavori cimiteriali, lavori stradali e di risistemazione delle scuole. A Pescia ci si è concentrati su 11 appalti tra il 2019 e il 2020 (lavori stradali e riduzione degli smottamenti in somma urgenza). I reati ipotizzati sono corruzione, istigazione alla corruzione, turbativa degli incanti, concussione e falso ideologico. In un caso anche la frode in commercio perché sarebbe stata utilizzata una quota insufficiente di bitume. Ma secondo gli inquirenti, che hanno preso in esame il periodo compreso tra il 2014 e il 2020, il sistema era in funzione anche prima. Il solito sistema degli appalti truccati, a ben vedere. Figura centrale l’intermediario Renzo Giuntoli. Sarebbe stato lui a mettere in contatto le imprese interessate a entrare nel giro coi due funzionari infedeli degli uffici tecnici di Uzzano e Pescia. Chi veniva ammesso nel club dei vincenti era tenuto a pagare tangenti comprese tra il 3% e il 5% dell’importo dell’appalto.

Erano tre i sistemi usati per far vincere chi doveva vincere. Negli appalti “sotto soglia” venivano invitate imprese compiacenti che poi non presentavano offerte. Negli appalti “sopra soglia” ci si metteva d’accordo per presentare offerte che avrebbero prodotto lo stesso risultato. Poi c’erano i lavori affidati con “somma urgenza”, senza che ci fosse l’urgenza. Si trattava comunque di appalti relativamente piccoli, tanto che il gip ha disposto sequestri per un totale di 202.000 euro. Ma nella cassaforte di uno degli indagati sono stati trovati 266.000 euro in contanti. Segno che il giochino rendeva abbastanza.

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