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«Nonna e zia saranno sfrattate, qualcuno ci aiuti». L'appello della nipote

Daiana Trafeli, la donna che lancia l’appello

Daiana Trafeli cerca un appartamento dove poter mandare le due donne. «Hanno già svenduto i loro mobili»

MONTECATINI. Due donne, una anziana e l'altra disabile saranno sfrattate dalla propria casa tra pochi giorni. Il conto alla rovescia sta per finire. Con terrore, ma senza la minima forza di poter fare qualcosa attendono il 25 ottobre, data in cui l'ufficiale giudiziario busserà alla loro porta. E per le due resterà soltanto la strada.

«Vi prego, qualcuno ci aiuti a trovare un appartamento per mia nonna e mia zia». L'appello accorato e disperato arriva da Daiana Trafeli, 35 anni, la nipote che sta cercando in tutti i modi di trovare una soluzione per gli affetti a lei più cari. «Per una serie di vicissitudini familiari – spiega Daiana – l'appartamento dove vivono è stato venduto all'asta a luglio. Quasi duecento metri di casa in corso Matteotti sono stati svenduti per 68mila euro. Purtroppo mio nonno, che è morto, aveva contratto debiti con le banche. Adesso il nuovo proprietario vuole la casa vuota e non ha accettato la proposta di pagargli un affitto per farle restare dentro». Così le due signore, che sono in una situazione di salute molto compromessa, resteranno senza un tetto sulla testa.


«Siamo disperati – continua Daiana – io non posso aiutarle dal momento che sono a mia volta in situazioni fisiche preoccupanti. Loro non si rendono conto che dovranno lasciare il luogo dove hanno trascorso tutta la loro vita. E non sappiamo come farglielo capire. Anche, perché non escono mai e sono abituate al loro spazio».

Le due donne insieme percepiscono una pensione complessiva di circa 1.200 euro. «Non sono pochi – continua Daiana – ma con questi denari comprano tantissime medicine a pagamento. Soprattutto la zia. Per questo stanno cercando di mettere insieme un po' di soldi svendendo quello che hanno in casa. Hanno dato via per due spiccioli persino il salotto, la cucina, i comodini e tutto quello che è rimasto». L'umiliazione ormai non significa più nulla. Hanno perso già tutto a cominciare dalla salute. La serenità forse è solo un lontanissimo ricordo. Amarezza, disperazione, incertezza del futuro e soprattutto quella sensazione di non sapere neppure dove dormiranno dal 25 ottobre in poi. «Ho un nodo alla gola, un senso di impotenza – conclude Daiana –. Nessuna prospettiva e io che sono stata allevata dai miei nonni, che non posso aiutarli in alcun modo. La vita si è accanita contro di noi. Non posso pensare alla nonna e alla zia sbattute per strada. Spero in un miracolo, nel buon cuore di qualcuno».

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