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Quando al Kursaal c’era Cinecittà e a Montecatini si respirava aria da capitale dei film

Una immagine del Kursaal a Montecatini. La foto è dell’archivio studio fotografico Rosellini, Ivano Frediani, 93 anni, bancario in pensione, che ebbe un ruolo da comparsa e un interno del Kursal nel 1944

A raccontare la storia è Ivano Frediani che ebbe un ruolo da comparsa nella pellicola dal titolo “Aeroporto” 

Per un breve periodo, Montecatini è stata una delle capitali del cinema italiano, con tanto di studi di registrazione e grandi divi presenti in città.

Siamo nel 1944, e l’Italia si trovava stretta nella morsa della guerra civile. Fiutata l’aria di disfatta, il governo della neo costituita Repubblica sociale inizia a trasferire al nord i ministeri e anche gli studi cinematografici di Cinecittà. Luigi Freddi, l’ideatore della Hollywood sul Tevere e il ministro della Cultura popolare della Rsi Ferdinando Mezzasoma, decisero di spostare gli studi di produzione a Venezia, nell’isola della Giudecca. La nuova sistemazione non assicurava però spazi sufficienti. Per questo fu deciso di ampliare l’offerta, creando degli studi a Torino, a Budrio e, appunto, a Montecatini. La scelta cadde sulla nostra città essenzialmente per la presenza del Kursaal, considerato un gioiello dell’intrattenimento grazie alla sua grandissima sala di proiezione e alle sue rutilanti sale da gioco e da ballo, ove si esibivano cantanti allora celebri come Aldo Donà e Bruna Rattani. I molti alberghi cittadini, avrebbero invece potuto offrire ospitalità ai tanti attori, registi e produttori. Alla prova dei fatti, le cose non andarono proprio così.


Molti protagonisti del cinema e del teatro italiano, preferirono darsi alla macchia, e attendere tempi migliori. Altri, un po’ per necessità economica oppure perché scettici nel “nuovo corso” che si profilava all’orizzonte, cedettero alle sirene del Minculpop. Fra questi ricordiamo alcune celebrità dell’epoca, come Osvaldo Valenti e Luisa Ferida (fucilati dai partigiani all’indomani del 25 aprile), Mino Doro (che recitò poi fino a tarda età e morì centenario), eppoi Salvo Randone, Emma Grammatica e la divina Doris Duranti.

A Montecatini non giunsero tuttavia questi pezzi da novanta, ma una dignitosissima troupe che girò un film di discreto livello per l’epoca: “Aereoporto”. Prodotto da Mariangela Nuvoletti, il film ebbe la regia di Piero Costa, la sceneggiatura di Alessandro De Stefani, la scenografia di Ubaldo Bonetti e il montaggio di Gianni Verruccio. Come direttore della fotografia, fu scelto l’ungherese Gabor Pogany, che col tempo si rivelò un vero maestro. Fra gli attori, brillava la stella di Anna Arena, mora dal fascino fatato che, nel dopoguerra, si legò sentimentalmente all’allora giovanissimo attore Maurizio Di Lorenzo, che scelse il nome Arena come suo pseudonimo. Il film, girato quasi tutto all’interno del Kursaal, in uno studio adattato a spaccio militare, inizia invece con una rara ripresa esterna. Protagonista della scena, una allora giovane comparsa montecatinese, Ivano Frediani, oggi brillante pensionato di. .. 93 anni. «Mio padre Elio era direttore del Kursaal – ci dice con orgoglio – e per questo conosceva tutti gli impresari cinematografici che si erano trasferiti a Montecatini. Un giorno mi presentò ad alcuni di loro, che mi proposero un ruolo da comparsa in un film che si sarebbe dovuto chiamare “Aereoporti e siluri”».

All’epoca Ivano aveva appena sedici anni, era iscritto alle superiori e, nei ritagli di tempo, collaborava con gli uffici dell’Eiar (la “nonna” dell’attuale Rai) situati al primo piano del Kursaal. «Al Cinema Adriano – ricorda – suonava l’orchestra del maestro Cinico Angelini, mentre al Kursaal si esibiva quella del maestro Carlo Zeme. L’Eiar trasmetteva via radio le loro performance». Felice di poter coronare il sogno di apparire in un film, Ivano accettò volentieri di aggregarsi al cast. «La mia parte consisteva nel ricevere da un superiore un ordine scritto, ove vi era l’invito a rientrare a casa in seguito all’armistizio dell’8 settembre. Io leggevo l’ordine con stupore poi, mugugnando, uscivo di scena. Per girare questa ripresa, il set fu allestito in un campo ove adesso si trova lo stabilimento Redi». La scena recitata da Ivano, sarà poi il motivo conduttore su cui si snoderà l’intera trama del film, con i vari protagonisti incerti sul da farsi. L’alleato germanico viene solo “pudicamente” accennato e il film, pur essendo un chiaro prodotto di propaganda, non presenta i tratti del fanatismo. Terminato il montaggio solo a fine ’44 negli studi cinematografici Pisorno di Tirrenia, il film fu distribuito nelle sale dell’Italia settentrionale fino all’aprile del 1945, quando il nuovo corso della storia propose agli italiani altri prodotti. «Quella è stata la mia unica esperienza nel mondo del cinema – conclude Ivano che, nella vita, ha poi fatto il bancario – ma ne serbo un ricordo bellissimo. Mi piacerebbe molto vedere quel film ma mi è stato sempre impossibile». Il sogno tuttavia potrebbe realizzarsi se vi sarà la possibilità di fare una copia dell’unica pellicola custodita presso il Museo della Resistenza di Torino.

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