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Anni di botte, offese e minacce alla moglie: marito violento cacciato di casa dal giudice

Per due volte la donna aveva dovuto essere trasportata all’ospedale in ambulanza ma non aveva mai denunciato

MONTECATINI. Solo dopo il matrimonio aveva scoperto la persona che in realtà era. Offese, umiliazioni, minacce e, soprattutto, botte, tante. Calci e pugni che si abbattevano su di lei ogniqualvolta il marito perdeva il controllo a causa dell’alcol. Negli ultimi tempi, quasi quotidianamente, visto che a volte iniziava a bere birra fin dal mattino. Fatto sta che per ben due volte, nell’arco di due anni, era finita all’ospedale in ambulanza. Senza però trovare mai la forza di chiedere aiuto e di denunciare, in quanto, per sua stessa ammissione, completamente succube di quell’uomo violento che minacciava di ammazzarla e di ammazzarsi nel caso lei lo avesse lasciato. Fino a due settimane fa, quando, mentre veniva picchiata per l’ennesima volta, proprio nel giorno del suo compleanno, era riuscita a prendere il telefono e a chiedere aiuto alla nipote, che l’aveva raggiunta e portata via da casa. Per poi accompagnarla a sporgere denuncia ai carabinieri.

Venerdì scorso, grazie a quella denuncia e alle indagini lampo portate avanti dai militari della Stazione di Monsummano, nei confronti del marito violento è scattata la misura cautelare, disposta dal gip del tribunale di Pistoia Luca Gaspari. Difeso dall’avvocato Luca Innocenti, l’uomo (35enne di origini libiche di cui non scriviamo il nome per non rendere riconoscibile la vittima) ha dovuto immediatamente lasciare la casa familiare in cui vive con la moglie, a Montecatini, e non potrà avvicinarsi a meno di 500 metri dalla donna e ai luoghi da lei frequentati, ne comunicare con lei in alcun modo, neppure attraverso altre persone. L’accusa nei suoi confronti è quella di maltrattamenti in famiglia. Nella denuncia sporta a inizio settembre, la moglie ha raccontato ai carabinieri l’odissea vissuta negli ultimi cinque anni. Descrivendo gli episodi più violenti di cui era stata vittima. Il primo, nel 2018, quando il marito ubriaco fin dal mattino, dopo averla offesa e averle sputato in faccia, aveva iniziato a colpirla con dei pugni sulla testa, per poi prenderla a calci una volta caduta a terra. Lei – l’uomo aveva chiuso la porta d’ingresso a chiave – era riuscita a scappare da una finestra, scavalcare la rete del giardino di casa e a chiedere aiuto a una passante. Portata in ospedale con l’ambulanza, aveva avuto una prognosi di venti giorni.


E all’ospedale c’era finta anche un anno dopo, rimanendoci ricoverata per tre giorni. Quella mattina aveva trovato il marito ubriaco in cucina: aveva bevuto tutta la notte, il tavolo era pieno di bottiglie di birra. Una delle quali gliel’aveva scagliata contro prima cominciare a prenderla a calci e pugni. Smettendo solo quando la mamma di lei si era messa nel mezzo.

Ma le violenze, come detto, erano pressoché quotidiane. Così come le offese e le minacce. Anche quando durante il lockdown causato dal Covid erano rimasti bloccati per otto mesi in Nordafrica, nel paese natale della donna.

A carabinieri ha raccontato come la sua vita coniugale sia stata un susseguirsi di violenze psichiche e fisiche che lei aveva continuato a subire supinamente, completamente succube di quell’uomo che ogni volta, dopo averla picchiata, le inviava un messaggio di scuse sul telefono, per ottenere quel perdono che lei immancabilmente le concedeva.

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