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Un giorno al parco non è sufficiente: ospitiamo in città i profughi afghani

Bambini afghani con i loro genitori arrivati a Montecatini il 25 agosto

Siliana Biagini (Pd) chiede che le dimostrazioni di solidarietà si trasformino in accoglienza aderendo alla rete Sai

Simona Peselli

MONTECATINI. Era una notte di fine estate. Di quelle talmente calde che ti fanno scordare che l’inverno si avvicina. Il 25 agosto scorso bastarono pochi messaggi sui social per diffondere in città la notizia che stavano arrivando pullman pieni di profughi.


In quella notte comincia il toto cifre. Neppure il sindaco conosce il numero preciso degli ospiti atterrati a Fiumicino e scappati dalle torture dei talebani a Kabul. Sono donne, uomini, ragazzi e tanti bambini. Neonati, da tre mesi fino all’età dell’adolescenza. Hanno tutti storie simili alle spalle. I loro genitori per un motivo o per l’altro hanno lavorato, collaborato, intrattenuto rapporti con l’Onu e l’esercito italiano. Sono rimasti per giorni accampati per terra senza mangiare né bere sperando di trovare il modo di salire su un aereo per salvare la vita a se stessi e a qualche componente della propria famiglia. Con loro non portano nulla o quasi. La maggior parte durante la fuga ha perduto anche le scarpe. Solo il giorno dopo arrivano a Montecatini. Stremati, affamati, impauriti, disperati.

Nel viaggio il gruppo chiede più volte di fare delle pause. I bambini piangono, gli adulti balbettano per la paura. Finalmente l’arrivo negli hotel sanitari. I volontari e la protezione civile si mettono in moto. L’Asl fa la sua parte. C’è da isolare chi risulta positivo. Intanto scoppiano le polemiche.

Si dividono albergatori, categorie, politici e cittadini. C’è chi storce il naso: dopo un anno e mezzo di pandemia l’economia cittadina è in ginocchio. Miracolosamente agosto si sta rivelando un mese con il tutto esaurito, avere negli hotel sanitari duecento e passa profughi e associare il nome di una città all’immagine del centro di accoglienza piace a pochi. Ma c’è da aiutare queste famiglie, e alla fine i primi a portare scarpe, vestiti, giocattoli e persino cellulari saranno proprio quelli che gli afghani in città non ce li volevano.

Passano le settimane e sarà proprio il sindaco Luca Baroncini ad annunciare la partenza di almeno 100 profughi che a Montecatini hanno finito la quarantena, e quindi non hanno motivo di rimanere. Ma le polemiche non si fermano e dall’opposizione Siliana Biagini, capogruppo Pd, attacca: «Abbiamo appreso dell’iniziativa del gestore di Termeland di ospitare per una giornata i bambini delle famiglie afghane presenti. Ci complimentiamo e lo ringraziamo per l’attenzione loro rivolta, ma riteniamo che verso queste famiglie la città debba mettere in pratica tutta la solidarietà che ha dimostrato finora tramite un percorso di vita stabile in Italia».

La Biagini prospetta diverse opportunità. «Sul territorio pistoiese devono essere collocate circa 30 persone, quelle ancora non collocate sono ospitate negli alberghi sanitari nonostante che la quarantena sia finita. Quindi sono in attesa di azioni concrete da parte delle amministrazioni. E per quanto riguarda Montecatini la nostra proposta è di sottoporre al prefetto un progetto temporaneo di ospitalità in abitazioni della nostra città, e di partecipare al bando che sta per essere pubblicato dal Ministero per allargare la rete Sai (Sistema accoglienza e integrazione) alle famiglie afghane. Solo aderendo e presentando un progetto di ospitalità da parte del Comune si può offrire una vera accoglienza».

Dopo le dichiarazioni di solidarietà e vicinanza dell’amministrazione verso i profughi afghani, Biagini propone una conseguente risposta per la loro permanenza nel nostro Paese. «Ci auguriamo che ora si passi dalle parole ai fatti e quei bambini, ospitati per un giorno a Termeland, possano pensare di tornarci a giocare... come bambini di Montecatini».

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