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Gli hotel di Montecatini restano alberghi sanitari anche in piena stagione: torna la polemica

Una manciata di strutture innesca una montagna di polemiche, se gli ospiti arrivano proprio nel bel mezzo di quello che, a cose normali, dovrebbe essere il culmine del turismo termale. Ecco che cosa dicono i rappresentanti degli albergatori

MONTECATINI. Una manciata di alberghi sanitari innesca una montagna di polemiche se gli ospiti arrivano proprio nel bel mezzo di quello che, a cose normali, dovrebbe essere il culmine della stagione termale. Ma riavvolgendo il nastro bisogna ricordare di una pandemia che non è davvero finita. Del turismo che, di fatto, si è rimesso in moto a fine giugno.

«Da un punto di vista normativo non c’è l’albergo che riceve profughi o quello Covid. Sono tutti alberghi sanitari. Poi è la regione – spiega Fabio Cenni, presidente locale di Assohotel Confesercenti – con l’Asl che decide chi mandare dove e come. Non esistono gli alberghi per profughi in questo momento a Montecatini e neppure per chi arriva con i barconi». Troppi ospiti covid e troppi pochi clienti. «Mi sembra che però quando il numero degli alberghi inizia ad essere così elevato – continua Cenni – rispetto alle altre province della Toscana, possa rivelarsi una cosa rischiosa e sbagliata. Ci deve essere comunque una ripartizione corretta del numero di posti letto Covid in ogni provincia toscana. Che siano tutti concentrati in una cittadina lo trovo sbagliato».


Bandi regionali per qualcuno come manna dal cielo. «Aggiungo che significa lavoro per gli albergatori che fanno questa scelta – dice Cenni –. Legittimo e corretto da parte loro». «Sul discorso profughi – riprende Cenni – l’importante è che gli alberghi che ci sono restino alberghi sanitari, che non devono diventare troppi. Assolutamente non devono trasformarsi anche in luoghi di ospitalità post quarantena. Alla fine di questa le persone devono lasciare il posto ad altri soggetti che ne hanno bisogno. Non devono diventare luoghi di accoglienza a tempo indeterminato».

Parla anche Carlo Bartolini, presidente Federalberghi Apam. «Il sistema regionale sanitario ha trovato un accordo tramite bando con delle singole strutture che si sono presentate con scelte individuali. È importante notare che non è l’albergatore che orienta la tipologia di utenza ma è il sistema sanitario, insieme anche alla questura se ci fosse necessità. Pertanto ci sono alberghi dove sono finiti i pauci sintomatici: situazioni che arrivano dalla Toscana, ma anche da Montecatini, Monsummano, dalla Valdinievole e che hanno un’importante valenza anche per non scalare le gradazioni di rischio della regione».

Il sistema toscano utilizza gli alberghi Covid per le provenienze da tutti quei Paesi che hanno necessità di quarantena e che non possono ovviamente farla a casa propria. «Tra questi c’è il caso dei rifugiati afghani che stanno soggiornando a Montecatini – afferma Bartolini – ci sono anche altri extracomunitari, ovviamente. Da quello che noi sappiamo non ci sono problemi di natura sanitaria per la città e neppure turistici. Non possono uscire dalla struttura. E la Questura sta facendo controlli. Devono restare in albergo per almeno dieci giorni».
«Ci sono circa sette strutture – conclude Bartolini – un numero che non dovrebbe crescere visto che, nella distribuzione regionale, Montecatini avrebbe raggiunto un numero capiente di strutture».

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