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Obbligo Green pass anche negli alberghi, dubbi sulle regole

Carlo Bartolini e Fabio Cenni

Potrebbero essere interessati alle nuove disposizioni sia i bagnini per le piscine che gli addetti a palestre e Spa

MONTECATINI. È caos Green pass per le strutture ricettive. L'intenzione del Governo di ampliare l'obbligo (dal mese di ottobre) della certificazione verde anti Covid-19 anche ai dipendenti, tiene col fiato sospeso diverse categorie economiche. Su tutte, gli albergatori. «Sarebbe un'ulteriore imposizione che influirebbe in maniera negativa sul nostro settore, che ha già sofferto molto nell'ultimo anno e che ora vive un trend positivo», dice Pasquale Passaretti, titolare dell'hotel Puccini di corso Roma. Per gli alberghi già oggi è complicato barcamenarsi con i provvedimenti presi per contrastare il contagio. I clienti non hanno l'obbligo di presentare il Green pass per il semplice pernottamento, compreso di prima colazione o nelle formule di mezza e pensione completa. Il passaporto vaccinale, in sostanza, non è richiesto alla reception, ai piani e nelle camere, neppure nelle sale da pranzo se si dorme in struttura. Gli ospiti dovranno invece esibire il documento se vogliono fare un tuffo in piscina o passare un'ora nel centro benessere o nella Spa interna all'albergo (la misura vale se sono presenti per esempio cinema o teatro). Della serie, vengo anche io (no tu no, se non hai il Green pass).

«Inoltre, le direzioni hanno l'obbligo di richiedere la certificazione ai dipendenti se è prevista la mensa aziendale», precisa Fabio Cenni dell'hotel Ercolini e Savi di via San Martino, e presidente locale di Assohotel Confesercenti. C'è da fare un ulteriore distinguo. Riguarda il ristorante dell'hotel: i clienti esterni (quando sono accettati, a Montecatini è usanza diffusa) hanno l'obbligo di presentare il Green pass, l'ospite che pernotta no. È in questo quadro un po' ingarbugliato che andrebbe a inserirsi l'estensione del vincolo anche ai dipendenti.


«Se il ragionamento resta quello applicato fino a oggi, probabilmente l'obbligatorietà entrerà in vigore per i dipendenti di quei servizi per i quali è già richiesto il Green pass ai clienti», sottolinea Carlo Bartolini, presidente Federalberghi Apam e titolare dello Smart Hotel di via Cavallotti. Dunque i bagnini per le piscine, gli addetti a palestre e Spa, cuochi e camerieri dei ristoranti aperti anche agli esterni. Rimarrebbero fuori tutti quei lavoratori che si occupano del classico servizio ricettivo (dalla consegna delle chiavi in poi): per esempio i portieri, chi lavora alla reception, chi accompagna ai piani, chi pulisce le camere e così via. “Già oggi, comunque, a tutti i dipendenti io chiedo di firmarmi una auto dichiarazione anti Covid-19», aggiunge Bartolini. La materia si fa complessa.

«La decisione del Governo di escludere l'obbligatorietà per clienti e dipendenti degli alberghi ha motivi più economici che sanitari – afferma Cenni – per non rovinare ancora di più un settore che ha ripreso a lavorare solo da pochi mesi». «Sull'estensione del Green pass è tutto da capire – riprende Bartolini – non ci sono notizie sicure per quanto riguarda i dipendenti degli hotel e dei servizi interni. Ma tutto ciò che serve per farci rimanere aperti e tutelare la salute, noi siamo pronti a farlo». Da ottobre, l'obbligatorietà del passaporto vaccinale dovrebbe entrare in vigore per i lavoratori di bar, ristoranti, palestre, piscine, circoli sportivi, cinema, teatro, sale giochi. E per la generalità dei dipendenti pubblici (non solo professori e sanitari, insomma). Gli albergatori stanno alla finestra per capire quale sorte toccherà a loro.

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