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Montecatini, Beatrice Chelli la signora Unesco: «Vi racconto il lungo cammino»

Beatrice Chelli accanto al sindaco Baroncini per la festa davanti al Tettuccio

Fu sua l’idea nel 2010. All’inizio battute e molto scetticismo «Ecco quali sono le opportunità e i vincoli che porta»

MONTECATINI. La forza delle donne sta tutta in Beatrice Chelli, ex consigliere comunale che ha condotto Montecatini Terme al traguardo dell'ingresso nell'Unesco. «L'idea nasce nel lontano 2010 a Baden Baden – racconta Chelli – Beppe Bellandi mi delegò per andare, perché allora ero presidente del club Unesco locale e gli sembravo adatta per seguire l'incontro. Quando tornai a casa ero convinta che sarebbe stata una cosa grandiosa. L'idea era di mettere insieme alcune città termali europee con le stesse affinità architettoniche e di un certo tipo di personaggi che l'avevano frequentate, con le acque come filo conduttore per entrare con una candidatura seriale e transnazionale nel patrimonio dell'umanità». Per Beatrice comincia un percorso in salita: «All'inizio furono veramente in pochi a crederci. Io invece con tenacia e ottimismo volevo provare, superando le battute alla Toscana: Esci? no, Unesco... E con pochi finanziamenti. Ci ho sempre rimesso, spendendo soldi di tasca mia e superando tanti ostacoli, ma sono andata avanti. All'inizio era tutto caotico. Poi piano piano è nato un gruppo di lavoro di politici, esperti e ministeriali. Ci sono state moltissime tappe, defezioni. Il nostro asso nella manica è stata Claudia Massi che ci ha messo in contatto con l'Università di Firenze e grazie a loro abbiamo fatto un contratto di collaborazione con il Ministero della cultura e abbiamo trovato Adele Cesi e Francesca Riccio che hanno seguito la candidatura passo passo».

Ma il tempo è galantuomo. «Poi anche gli amministratori si sono convinti, inizialmente fu Edoardo Fanucci ad essere entusiasta – sorride Chelli – Poi il discorso si è ampliato a tutta la città termale. Nell’Unesco non entra solo il Tettuccio, ma tutta la città. Nella candidatura ci sono solo città europee che hanno nelle Terme la loro ragion d'essere, cioè città che senza le Terme finirebbero nel dimenticatoio, quello è il loro cuore pulsante». Prima di arrivare a questo incredibile risultato, nel 2015 ci fu l'iscrizione nella “tentative list”. Allora cominciò il lavoro di squadra con l'ufficio urbanistica e i dirigenti del Comune e Chelli fu chiamata a presiedere la commissione speciale Unesco.


Cosa cambia ora per Montecatini, quali oneri impone lil riconoscimento? «Quando ci si candida occorre assumersi la responsabilità per garantire un adeguato livello di gestione, personale competente e risorse per valorizzare e conservare. L'aspetto che a molti sfugge è che non è l'Unesco a dare i finanziamenti, ma il Ministero della cultura che stanzia finanziamenti mirati. I siti presentano progetti di valorizzazione e ottengono soldi. Noi facciamo parte di una rete, cioè siamo una candidatura seriale di undici città in sette paesi, quindi abbiamo più facilità a ottenere i finanziamenti attraverso i bandi europei, basta che un singolo paese presenti un buon progetto affinché a pioggia arrivino a tutti . E questa è la principale carta da giocare». E i limiti? «Sono gli stessi dei vincoli paesaggistici esistenti in Italia che sono già tanti. Ci sarà un attenzione maggiore, ma non è che Unesco stravolge – conclude Chelli – Le misure di tutela sono quelle già presenti. Essere inseriti significa che il patrimonio che è stato vincolato e che fa parte dell'Unesco non appartiene più alla sola comunità locale, ma diventa patrimonio dell'intera Umanità che è anche costretta a mantenerlo». —

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