Via libera ai privati nella Società Terme di Montecatini con il no di Italia Viva e dei Cinque Stelle

Il sindaco Luca Baroncini davanti alla fontana del Tettuccio

Il sindaco difende la scelta: «Abbiamo rinnovato lo statuto e servirà il nostro assenso per la vendita di immobili»

David Meccoli

MONTECATINI. Il consiglio comunale, martedì in seduta segreta, ha dato il via libera all’aumento di capitale sociale delle Terme. Ora sarà la società di viale Verdi a pubblicare, si pensa a inizio agosto, uno specifico bando che ha l’obiettivo di far entrare nella compagine sociale un privato in grado di azzerare i 30 milioni di euro di debito accumulati soprattutto verso le banche.


«Una situazione – dice il sindaco Luca Baroncini – che la mia amministrazione si è trovata a gestire in un momento in cui non c’è più tempo. La crisi deve essere risolta: non avrebbe senso continuare a prolungare le perdite e i debiti». Poi Baroncini ricorda come i precedenti due bandi per la vendita degli immobili «non hanno ricevuto offerte tali da sanare la situazione». È però pervenuta una manifestazione d’interesse per acquisire le azioni della società.

«Così il Comune – prosegue il sindaco – ha proposto alla Regione un aumento di capitale come strumento di risoluzione della crisi». La Regione si è mostrata disponibile e si è arrivati alla delibera di consiglio, votata favorevolmente da Lega, FdI, Forza Italia, Bagnaioli, e Pd (contrari Italia Viva e M5S), che dà indirizzo al sindaco di partecipare all’assemblea delle Terme di oggi per esprimere voto favorevole all’aumento di capitale sociale.

«I nuovi soci – dice ancora Baroncini – saranno scelti sulla base non solo di un’offerta economica, ma anche su un progetto industriale che preveda investimenti e un piano di rilancio. Inoltre, con il nuovo statuto servirà l’assenso dei soci pubblici per operazioni straordinarie e per la vendita di immobili. Insomma, si è cercato di contemperare i legittimi interessi di investitori che possono fare business, con quelli della città».

Parzialmente d’accordo il Pd, secondo il cui capogruppo Ennio Rucco «la situazione delle Terme è arrivata a un punto di gravità tale da rendere ineludibili interventi drastici. A fronte della certezza di un esito infausto per le sorti dell’azienda e della città, stante l’assenza di interventi pubblici a risoluzione della crisi, l’unica opzione possibile per tentare il salvataggio e il rilancio è quella di un aumento di capitale riservato ai privati». E questo perché «non esiste un’alternativa a questa opzione se non l’accesso a percorsi lunghi e drammatici».

D’altra parte, per Rucco «le linee guida approvate per il bando e lo statuto contengono le condizioni poste a garanzia degli investimenti e della loro corrispondenza con l’interesse generale cittadino. A questi si aggiungono lo strumento urbanistico della destinazione d’uso degli immobili e la concessione mineraria, che fanno capo al Comune, i quali garantiscono un adeguato indirizzo pubblico».

In totale disaccordo, invece, Italia Viva, che in una nota scrive: «È la pagina più triste della nostra storia, finiamo in un incubo. Zero visione, una mossa di sola disperazione. Temiamo una pericolosa speculazione e chi vota favorevolmente a questa sconsiderata privatizzazione mette in pericolo un’azienda, un’economia locale, una comunità. Quale priorità d’investimento si vuole realizzare? Quale partner specializzato nel settore termale si intende coinvolgere? Zero risposte. Come zero sono i soldi che l’amministrazione Baroncini ha investito sulle Terme. La cessione della maggioranza delle Terme, inseguita solo a seguito di una generica manifestazione d’interessi a cura di non chiari fondi d’investimento, ci fa perdere ogni possibilità di incidere nel futuro della città». —

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