«Mia suocera in Russia lasciata morire di Covid senza nessun aiuto»

Francesco Bentivegna è coordinatore di Forza Italia a Montecatini

Francesco Bentivegna, coordinatore di Forza Italia a Montecatini, racconta la tragedia

MONTECATINI. È morta di covid in Russia la suocera di Francesco Bentivegna, coordinatore comunale di Forza Italia e famoso in tutta la provincia, per essere diventato l’uomo delle “spesone” per i bisognosi. Ospedali al collasso, caschi e apparecchi per intubare introvabili.

Soltanto mercoledì 14 luglio la Russia ha registrato 786 morti per coronavirus, il numero più alto dall’inizio della pandemia, mentre i casi giornalieri sono aumentati di 21. 269 unità nelle 24 ore. In questa città industriale della Russia che si chiama Stary Oskol, 700 chilometri da Mosca, e che conta più di duecentomila abitanti, sono in piena emergenza sanitaria.

«Nadia, la madre di mia moglie – racconta Bentivegna – non era vaccinata. Aveva avuto il covid che le aveva compromesso seriamente i polmoni lasciandole una capacità polmonare al 50 per cento». La signora è rimasta quindici giorni ricoverata, ma non intubata. Dopo altri 15 giorni si è negativizzata ed è stata dimessa. Quando è uscita dall’ospedale aveva la capacità polmonare al 90 per cento. A casa si è sentita male, aveva un’infezione polmonare in corso. L’hanno di nuovo ospedalizzata con la mascherina e la bombola ad ossigeno. Quando l’ossigenazione è scesa al 45 per cento avrebbero dovuto metterla in terapia intensiva e intubarla. E qui si susseguono una serie di eventi.

«Il capo del reparto ospedaliero – aggiunge Bentivegna – era in vacanza e i sostituti avevano l’ordine di intubare soltanto i pazienti giovani, come ci ha confermato telefonicamente lo stesso dottore del reparto».

«Abbiamo chiesto come mai non la intubassero subito – aggiunge – ci hanno risposto che la terapia intensiva era piena e che mancavano le apparecchiature specifiche. Man mano le condizioni sono peggiorate, non hanno fatto nulla per salvarla, così ieri è morta per insufficienza polmonare».

Una tragedia che ha colpito la famiglia Bentivegna. «Ci lamentiamo della nostra sanità, a volte con ragione, ma se mia suocera fosse stata in Italia – dice Francesco – sarebbe ancora viva. Purtroppo per lei e per tanti nella sua situazione non c’erano più posti in terapia intensiva. Questa disgrazia deve farci capire che alla fine è meglio ammalarci in Italia». Alla famiglia Bentivegna le condoglianze della redazione del Tirreno. —

Simona Peselli

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