Concerti al posto delle “Sere d’estate” . Negozianti delusi: «Forse non apriremo»

Un evento all'interno della manifestazione "Sere d'estate" di Montecatini

Montecatini, il Centro commerciale naturale sta cambiando pelle: «Ma se il Comune ci ignora, allora tanto vale chiudere qui»

MONTECATINI. Saltano le “Sere d’estate”, ovvero lo shopping sotto le stelle del mercoledì che caratterizzava l’estate montecatinese da oltre dieci anni e che ormai costituiva un appuntamento ben noto in tutta la Valdinievole e anche fuori provincia. E con un Centro commerciale naturale sempre più messo da parte (e a rischio dissolvimento) il rischio, ora, è che senza un coordinamento le aperture dei negozi nel dopo cena avvenga in maniera anarchica e a macchia di leopardo. Il Comune ha infatti presentato nei giorni scorsi un programma di eventi che Confesercenti dice di aver «letto sulla stampa» e pur «apprezzando lo sforzo dell’amministrazione nel mettere in campo anche nomi di richiamo nazionale», l’associazione non nasconde i propri «dubbi sull’affluenza delle persone». Infatti, prosegue Confesercenti, «quest’anno non è un luglio come tutti gli altri, perché di turisti ce ne sono pochi in città» e «le attività commerciali ce la metteranno tutta per stare aperte di sera», ma «tali aperture sono state programmate per molti anni il mercoledì con l’iniziativa “Sere d’estate”. La scelta di tale giorno non era stata fatta a caso, ma tenendo conto che il giovedì sono promosse le aperture a Pistoia e Pescia. Considerando che, soprattutto quest’anno, ci rivolgiamo principalmente a una clientela locale, fare una valutazione preventiva insieme alle associazioni rappresentative del commercio sarebbe stato utile».

A sentirsi ormai «fuori dai giochi» a causa di quello che definisce un «ostracismo da parte dell’amministrazione comunale» è però Claudio Chimenti, lo storico presidente del Ccn e ideatore delle “Sere d’estate”. «Come già successo per gli eventi natalizi – dice – il Comune ha preferito cambiare un format ormai collaudato, mettendoci da parte. Il nostro lavoro partiva da lontano, con l’opera di convincimento alle aperture serali verso i commercianti, contatti, accordi e coordinamento. Che ora mancano». E come sottolineato da Confesercenti, nessuno contesta i nomi messi in campo o il programma. «Ci sono – dice Chimenti - alcuni concerti in piazza del Popolo, mentre noi eravamo sollecitati dagli stessi negozianti a organizzare spettacoli itineranti, per toccare più punti della città. Il programma è anche ricco, ma non capiamo perché, per presentarlo, il Comune abbia invitato gli albergatori e i tour operator e non il Ccn o le associazioni del commercio. Se l’obiettivo è quello di sostenere i negozi e i bar, questi devono essere coinvolti e deve essere fatta un’adeguata promozione, altrimenti si rischia che ad assistere agli eventi non ci sia il pubblico che esce per fare shopping, perché i negozi preferiranno restare chiusi». E ora, come detto, sul Ccn c’è anche il rischio della parola “fine”. «La struttura, come l’abbiamo conosciuta finora – spiega il presidente – non esisterà più e infatti siamo in liquidazione. Ne dovrebbe nascere una più snella e più orientata alla digitalizzazione. Ma se neanche il Comune ci crede, che senso ha far restare ancora in vita un Ccn?». —


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