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Addio al “Direttore” di un calcio che non c’è più

Guglielmo Magrini

Guglielmo Magrini è morto a 91 anni. Accanto al “Faraone” fu uno dei protagonisti degli anni d’oro in Valdinievole e a Pistoia

MONTECATINI. «Io non so se posso fare a meno del calcio. Di certo il calcio non può fare a meno di me». Questa una delle tante massime che Guglielmo Magrini amava dispensare quando lo incontravi, con quella innata vis polemica che lo contraddistingueva.

Il “Direttore”, figura leggendaria di un football che non c’è più, precursore dei tempi nel suo ruolo di dirigente sportivo con pieni poteri, ieri sera ci ha lascito, alla veneranda età di 91 primavere vissute intensamente.


Da qualche giorno era ricoverato all’ospedale di Pescia. Nativo di Cintolese, Magrini fu uno dei primi a credere e ad abbracciare il progetto, o meglio il magnifico sogno, del “Faraone”, all’anagrafe Marcello Melani, che riucsì per un breve periodo a riunire sotto un’unica bandiera ben 14 società del comprensorio nostrano fondando l’Unione Valdinievole.

“Memmo” aveva l’indubbio fiuto nello scegliere i giocatori oltre a possedere nel Dna i cromosomi del vincente. L’Unione arrivò in serie D ma quando Melani, consapevole che far stare insieme tante realtà, divise dal fiero “campanile”, stava diventando problematico, spostò le proprie mire sulla Pistoiese. Magrini non ebbe esitazione a seguire il suo mentore.

In un quinquennio la città di Cino toccò addirittura la serie A, grazie anche ai servigi di questo scaltro e sanguigno “one man band” in jeans, giacca e cravatta.

Viareggio, Lucchese e Pisa, le altre importanti tappe a livello professionale. Senza contare le solide basi gettate per il successivo storico approdo nei “pro” nella gratificante esperienza di Borgo a Buggiano, alla corte della famiglia Paganelli.

Ma il posto speciale nel cassetto dei ricordi è per i colori biancocelesti del Montecatini («la mia piccola Argentina») sodalizio al quale rimase profondamente legato.

Arrivò dopo l’era di Nanni Maglione, creando un’ottima struttura organizzativa che permise al club dell’Airone un’incredibile promozione in C2.

Prima della pandemia e delle conseguenti restrizioni nti coronavirus, la domenica faceva presenza fissa in tribuna stampa al “Mariotti”. Se qualcuno criticava i giocatori di casa, si alzava e lo zittiva: «E allora vacci te in campo, fenomeno». —

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