Accusato di stalking dalla ex che però si era inventata tutto

Un’aula del tribunale di Pistoia

Assolto con formula piena due anni dopo la denuncia presentata dalla donna che gli era costata anche una misura cautelare da parte del gip del tribunale

MONSUMMANO. Lo aveva accusato di averla picchiata, minacciata, offesa, sia durante che dopo la fine della loro relazione. E di perseguitarla, al punto da costringerla a farle cambiare le sue abitudini di vita tanto era terrorizzata da un possibile incontro. Tutto inventato, per ritorsione contro il suo ex compagno e padre di suo figlio. O almeno è questa la verità accertata dal giudice del tribunale di Pistoia, che ha assolto l’uomo dall’imputazione di atti persecutori “perché il fatto non sussiste”.

«Dopo aver letto gli atti e aver parlato col nostro assistito – commentano gli avvocati difensori dell’uomo (di cui non facciamo il nome per non rendere identificabile il bambino coinvolto in questa vicenda) Andrea Ferrini e Sabrina Simone – abbiamo sempre pensato che un corretto approfondimento dibattimentale avrebbe permesso di far comprendere la totale infondatezza di tutte le accuse, frutto di una volontà della querelante che, lo si capiva, era tesa più a recare danno all’ex compagno che non a tutelare se stessa».


I fatti di cui l’uomo era accusato erano avvenuti a Monsummano fra il 2014 e il 2019 secondo quanto sostenuto dalla ex compagna nella denuncia che aveva dato il via al procedimento penale. E che aveva portato anche all’applicazione da parte del gip del tribunale della misura cautelare nei confronti dell’uomo del divieto di avvicinamento .

Il processo ha, invece, dimostrato – spiegano i legali dell’uomo – che i fatti denunciati, diversamente da quanto descritto dalla donna, in molti casi non erano avvenuti come narrati, in altri, invece, dovevano essere interpretati in modo completamente diverso: «Le testimonianze e i documenti prodotti chiarivano che non si poteva in alcun modo parlare di “stalking” né di altre ipotesi di reato. Si pensi che la donna, dopo aver più volte sostenuto di aver avuto paura dell’ex tanto da evitare di uscire per il timore di incontrarlo, dopo averlo allontanato di casa – allontanamento a cui l’uomo non si era opposto – gli aveva sempre lasciato le chiavi perché potesse liberamente andare a trovare il piccolo figlio».

Fatto sta che il giudice monocratico Paolo Fontana, ha escluso la sussistenza di tutte le accuse a carico dell’uomo, assolvendolo con formula piena.

«Il nostro assistito – dicono ancora i difensori – ha sofferto per le ingiuste accuse e per il fatto che la situazione che si è creata in seguito a queste abbia reso molto più difficile mantenere un sereno rapporto con il figlio. Rapporto che solo grazie all’impegno della famiglia paterna e alla pervicacia dell’uomo è comunque andato avanti ed è oggi ancora più saldo. Il nostro assistito, in seguito alla sentenza, ha comunque, deciso di non procedere penalmente contro la ex compagna perché, trattandosi della madre di suo figlio, non vuole che questi abbia in qualche modo a soffrirne». —