È morto Tognozzi, insegnava l’arte calzaturiera ai giovani

Marino Tognozzi, ex operaio calzaturiero morto a 84 anni

Monsummano, da quando era andato in pensione si recava nelle scuole per trasmettere le sue conoscenze dell’antico mestiere della sua città. Era anche fotografo

MONSUMMANO. Era un maestro della scarpa. Tecnico calzaturiero che ha insegnato il mestiere in giro per il mondo e da più di un decennio si era dedicato agli studenti della scuola media “Giusti-Gramsci”. L’idea di avviare un laboratorio pratico in classe per tramandare alle nuove generazioni un’arte del made in Italy che a Monsummano ha portato crescita e lavoro. «Adesso sono in pensione, sto portando avanti il mio vecchio lavoro che ho imparato all’età di 12 anni», scriveva di sé Marino Tognozzi, scomparso domenica pomeriggio. Avrebbe compiuto 84 anni a luglio. Era malato da tempo.

Con lui se ne va un profondo conoscitore del territorio, ha amato Monsummano come pochi altri. È stato un pezzo di storia della città, quando ne parlava gli brillavano gli occhi. Fin quando le forze glielo hanno consentito non ha mai mancato un evento, un appuntamento pubblico. Dava una mano anche alla parrocchia della Fontenova, in piazza Giusti. Sono state molteplici le sue attività. A chi gli chiedeva: «Marino, come va?», lui rispondeva sempre, anche negli ultimi mesi: «Alla grande». Lo hanno fermato soltanto il Covid – privandolo della passeggiata in centro – e la malattia.


Era un appassionato fotografo amatoriale, scattava immagini che poi venivano utilizzate anche dal Comune per locandine e depliant ufficiali. Era sua la foto scelta per il francobollo dedicato a Monsummano, emesso nel 2014 ed esposto in municipio e nei musei cittadini. Da un arco del loggiato all’Osteria dei Pellegrini si scorge sulla destra la statua di Giuseppe Giusti e sullo sfondo, ma in primissimo piano, la Basilica di Maria Santissima della Fontenova con il suo ampio portico e una porzione della piazza: insomma i simboli della città, che amava in maniera incondizionata.

Era tra i più anziani operai calzaturieri ancora in attività: custodiva una scarpa da uomo del 1936, prima creazione di Febo Michelotti, il monsummanese indiscusso inventore del mocassino in Italia. «Proprio alla Famas di Michelotti ha iniziato la sua carriera – racconta uno dei due figli, Daniele, che come il padre si è affermato nel mondo calzaturiero – poi negli anni ’70 ha aperto una sua ditta con negozio, la New Day. In quel periodo in tutti i garage di Monsummano si facevano le scarpe. È stato direttore di manovia da Martini Osvaldo, dai Fratelli Marconi, al Claudia di Segromigno, da Maruska a Castelfranco. Veniva inviato nei Paesi emergenti, come la Cina, ad avviare le aziende. Tanto che gli rimproveravano di portare il lavoro fuori dall’Italia».

«Era in pensione dagli anni ’90 – prosegue – ma la passione per la scarpa non lo ha mai abbandonato. Tanto che gli ultimi anni della sua vita li ha dedicati ai giovani, insegnando il mestiere ai bambini delle scuole». Tognozzi ha vissuto l’epopea e il boom della scarpa, tra gli ultimi a riconoscere il reale valore di un prodotto fatto a mano. Per il suo impegno e per il suo sapere, che ha cercato di trasferire ai giovani, è stato premiato con una targa in Comune, encomio alla carriera. In tanti oggi lo piangono e lo ricordano, amministratori, amici, semplici cittadini.

Monsummano da ieri è un po’ più povera. —

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