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Il teatro Verdi detta le condizioni per ripartire: «Con capienza ridotta non ce la facciamo»

Nel cartellone ci sono già i nomi di Panariello, Brignano e Ranieri. Ma le attuali “condizioni Covid” non rassicurano

MONTECATINI. Ci sono già i nomi, anche quelli da sold out (Panariello, Brignano, Ranieri) e ci sono le date fissate, anche a lungo termine (il programma arriva fino al febbraio 2022). Sarebbe tutto pronto per la stagione al Teatro Verdi che dovrebbe segnare la rinascita dopo quasi due anni di totale chiusura. Un condizionale d’obbligo che deriva da fattori generali (il blocco alla diffusione del Coronavirus), ma che riguarda anche il particolare settore degli spettacoli. Tanto che, «se le normative dovessero restare queste – dice il titolare della struttura Matteo Cardelli – noi, come gli altri teatri privati italiani, resteremmo chiusi». L’ultima volta del Verdi con il pubblico fu con Vanessa Incontrada: era il 2 marzo 2020 e già si avvertivano i timori di un imminente lockdown. Poi le speranze della scorsa estate, la macchina organizzativa che si rimette in moto, le prime date fissate per ottobre e novembre. Ma non c’è stato niente da fare: la seconda ondata del virus ha spento di nuovo i riflettori e la lunga quarantena dei teatri si è prolungata fino a oggi. Ora il settore avrebbe una voglia pazzesca di “ricominciare”, ma solo a certe condizioni. «Nel 2020 il Verdi – dice Cardelli – ha perso, rispetto all’anno precedente, i tre quarti del fatturato. Figuriamoci se non c’è la volontà di ripartire. Ma a queste condizioni non sarebbero solo i gestori dei teatri a dire no, ma anche le produzioni ritirerebbero dal mercato i loro spettacoli, per l’impossibilità di rientrarci con i costi». E “queste condizioni” sono quelle imposte dagli ultimi dpcm governativi: bar chiusi, spettacoli con posti a sedere preassegnati, distanziamento di almeno un metro tra spettatori non conviventi e – soprattutto - capienza in sala consentita al 50 per cento di quella massima autorizzata, ma comunque non più di 500 persone. «Noi, come altre grandi strutture – dice ancora Cardelli – viviamo con la nostra imprenditorialità e non riceviamo contributi pubblici. La maggior parte dei nostri spettacoli hanno bisogno di riempire la sala per poter guadagnare qualcosa e se la normativa non cambia non riapriremo il teatro: in scena si va solo con la capienza piena». Vero è che il Verdi sarà comunque impegnato nei prossimi mesi: dall’allestimento di spettacoli che andranno poi in scena in estate alla Versiliana («Se ci saranno le condizioni potremmo aprire al pubblico per le prove generali», dice Cardelli), fino all’organizzazione di una rassegna dedicata ai bambini (in ottobre). Ma il grande pubblico, quello che arrivava da tutta la Toscana (e anche oltre) a Montecatini aspetta di vedere all’opera i grandi nomi, peraltro (come detto) già in cartellone: a novembre Gigi D’Alessio, Raf e Umberto Tozzi, Maurizio Battista, Enrico Brignano; a dicembre Giuseppe Giacobazzi; a gennaio 2022 Massimo Ranieri e Andrea Pucci; a febbraio Giorgio Panariello. Speriamo davvero di poterli vedere sul palco del Verdi. —

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