Solo il 30 per cento di bancarelle aperte al mercatino Grocco-La Salute

Una fila di serrande abbassate al mercatino del Grocco - La Salute

Montecatini, gli operatori rimasti chiedono aiuto per non scomparire. «Manca tutto: pubblicità, cartellonistica, eventi, pulizia»

MONTECATINI. Sprazzi di sole e di zona gialla non cambiano il colore dominante al Mercatino del Grocco La Salute. Il grigio delle saracinesche abbassate, un rotolante in lamiera dopo l’altro, tutti tirati giù. «Io ho visto il bello, il meno bello e il bruttissimo. Oggi è il bruttissimo», dice Mara Orlando delle Sciccherie, da trent’anni nel primo tratto tra via Cavallotti e viale Bicchierai.

Resistono in pochi senza turisti, dimenticati dai cittadini. Di passanti neanche l’ombra e con il Comune assente. Vendere qualcosa è diventata un’impresa.


Io non ho mai visto i tempi d’oro, ma ogni anno la situazione peggiora sempre e ci sono cinque o sei attività che riconsegnano le chiavi», afferma Ruscana Cherkes, originaria dell’Ucraina, dal 2017 con bancarella all’angolo con viale Bicchierai: espone ceramiche, portachiavi, oggetti regalo, calzature. Mette in fila le richieste rivolte al municipio: zero pubblicità («Forse l’amministrazione e gli albergatori non sono interessati a promuoverlo con depliant e volantini»); zero cartellonistica in giro per la città che indirizzi le persone; scarsa pulizia della zona («La mattina mi devo pulire da sola il marciapiede intorno al banco»).

Passa un’auto della polizia nel silenzio generale. Il blu della volante risalta nel grigiore. Non è una cliente Marcella Galli, tra le poche a passeggio a metà mattina, ma una ex dipendente dello storico Trinci Tessuti, da poco in pensione. «Ci ho passato 33 anni, ma così il Mercatino non l’ho sul serio mai visto», afferma. Non è più un’attrazione, nelle condizioni in cui si trova. Era luogo di chincaglierie, schiamazzi benevoli, tira dentro quando c’era lo struscio, alla fine qualcuno dentro entrava davvero. E poi comprava. Suoni vari, musica. Un gioiellino tra il parco termale e lo stabilimento La Salute. Folla, lingue e accenti diversi. Avercene adesso. Non sono rimaste neppure le briciole.

«Penso di essere l’unico ancora qui a vendere souvenir, ma era meglio quando eravamo a decine», accenna un sorriso Roberto Santalucia, dal 1993 al Grocco, che dopo mesi di chiusura forzata causa pandemia venerdì ha riaperto il suo chiosco davanti al bar Settentrionale. «Ho visto tempi migliori». Al commerciante sale subito lo sconforto, guardandosi intorno.

I numeri non mentono: del centinaio di postazioni presenti ne rimangono attive, se va bene, una trentina. Il Comune di Montecatini ha di recente pubblicato un bando per l’assegnazione (lunga dodici anni) dei 17 posteggi che “risultano liberi” (scadenza domande il 14 maggio). In realtà quelli chiusi sono molti di più.

Non ci sarà la fila per ottenere il posto, «anche perché sono tutti banchi non alimentari, quando dovrebbero essere ampliate le categorie merceologiche», sostiene Franca Cavallone dell’Emporio, biancheria per la casa e artigianato. «Io credo ancora nella ripartenza, ho fiducia – aggiunge – invito i clienti affezionati a farsi un giro qui da noi».

L’Osteria del Grocco è tra gli ultimi baluardi verso le ex serre delle Terme, abbandonate e a rischio crollo. «Manca tutto, turisti e cittadini – dice Dino Esposito, lo chef – è una grande tristezza e un dispiacere. Siamo tutti demoralizzati».

Non c’è neppure voglia di ricostruire sulle macerie. «La situazione è davvero tragica, se non facciamo qualcosa qui chiudiamo tutti – non ci gira intorno Mara Orlando – la zona non è più appetibile come un tempo, lontana com’è dalla piazza e dal centro. Vogliamo credere in Montecatini, ma abbiamo bisogno di aiuto. Servirebbe qualche evento in estate, nuovi arredi, un restyling del Mercatino, che è patrimonio della città. Altrimenti lo faremo morire».

Per chi non apre, pur avendo in mano la licenza, probabilmente è già morto. Sepolto nell’indifferenza. Come se già non esistesse più. Se ne accorgono solo le auto che salgono su viale Bicchierai, rallentano all’altezza dei chioschi. Per cosa poi, se non c’è nessuno. Dura un attimo, filano subito via.

L’attesa al volante era di minuti quando i signori e le signore che attraversavano non finivano mai. Grigio è oggi il presente, e il futuro non promette nulla di buono. –

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