«Vaccinare i ragazzi disabili è una vergognosa odissea»

Gente in attesa della vaccinazione alla Cattedrale Ex Breda di Pistoia (Foto Lorenzo Gori)

Il racconto di una insegnante del liceo Salutati, madre di un giovane di 20 anni. «Costretti a una scellerata corsa al clic anche se abbiamo soggetti fragili»

Simona Peselli

MONTECATINI. Una vergogna la corsa al clic per le famiglie dei disabili. Valentina Bonvicini, montecatinese, professoressa al Liceo scientifico della sua città e mamma di un ragazzo disabile di 20 anni, racconta quella che lei stessa definisce «Una vera e propria odissea».


«Si tratta di una procedura assurda – esordisce – a cui hanno sottoposto famiglie intere. C’è chi non ha mai aperto un computer e deve rivolgersi ad altri per farselo fare. Senza alcuna considerazione per la categoria dei ragazzi disabili».

Molto spesso i ragazzi disabili hanno difficoltà anche a tenere la mascherina e a rispettare il distanziamento. E già per molti è stato un trauma dover sospendere le loro attività ricreative e sportive.

«È stata una scellerata corsa al clic. Molte sono le famiglie dei disabili che non sono state in grado da sole di prenotare i vaccini. Tecnologia e burocrazia, troppa e inopportuna in certe situazioni – prosegue Valentina –. Mio figlio grande, che ha 20 anni, ha una disabilità importante, ha la 104 articolo 3 comma 3».

Il vaccino è determinante per permettere di conservare almeno alcuni appuntamenti.

«Aspettavamo in gloria questo vaccino anche perché è un ragazzo che frequenta gruppi di coetanei disabili con cui si incontra e ha veramente necessità di farlo per avere una sua socialità – prosegue la professoressa – non è semplice spiegare a loro che hanno una visione della realtà limitata per quale motivo certe cose non si possono più fare e che certi gruppi non si possono più frequentare. Con il vaccino possono invece proseguire la loro routine».

Vaccino come priorità. «Dovevano vaccinarli per primi. Già è stato tutto sbagliato dall’inizio, perché nessuno ci aveva avvisato che occorreva la registrazione sul sito. Lo abbiamo saputo solo il 14 marzo grazie alla presidente della nostra associazione “Tutti insieme” che invitava le famiglie degli estremamente fragili ad iscriversi sul sito», dice Valentina.

«Il 23 marzo alle 18, 37 – prosegue il suo racconto – la Regione Toscana mi invia un messaggio e mi da un codice per prenotare on line dalle 19 dello stesso giorno. Mollo tutto e mi collego alle 19, 10, ed è già un delirio. Resto collegata due giorni. Provo e riprovo, senza riuscire a portare mai a termine la procedura. Poi chiudono il portale e aspetto che riaprano in base a rinunce, variazioni di fornitura o come riserva. Ma nulla».

L’odissea di Valentina Bonvicini prosegue.

«Il 6 aprile la Regione Toscana mi invia un codice nuovo e mi dice che il giorno successivo, 7 aprile, posso prenotare. Ma nulla, mi dice che il codice prenotazione non è stato provato. Faccio un nuovo tentativo oggi alle 17,13 (mercoledì 7 aprile, nda) inserendo il codice vecchio, quello del 23 marzo, e magicamente riesco a fare la prenotazione. Un’odissea ma anche una vergogna». –

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