Le estetiste sotto “assedio” tra zona rossa e abusivismo

Una estetista al lavoro per la ricostruzione delle unghie (Foto d’archivio)

Con la pandemia si sono moltiplicate le prestazioni di ragazze non in regola. Si promuovono con annunci su Facebook e riscuotono al nero. Niente partita Iva

MONTECATINI. Non bastava l’emergenza-covid a mettere in crisi l’attività delle estetiste. Ad affossare ancor più questo settore ci si è messo anche l’abusivismo. Molte estetiste-fai da te, in questo momento di crisi, stanno letteralmente saturando il mercato. Generalmente si tratta di giovani ragazze straniere, senza alcuna qualifica professionale, che offrono le loro prestazioni al loro domicilio. I servizi di queste improvvisate operatrici dell’estetica spaziano dalla classica depilazione corpo, alla cura del viso fino alla ricostruzione delle unghie.

I prodotti necessari per svolgere la loro attività sono facilmente reperibili in qualsiasi profumeria. Molte di queste imprenditrici, “allergiche” alla partita Iva, si sono anche attrezzate con macchinari appositi. Uguali, in tutto e per tutto, a quelli presenti nei saloni di estetica. Per la pubblicità delle loro prestazioni, Faceboock pare essere il mezzo più gettonato. Questa assoluta naturalezza nel proporsi costituisce uno dei motivi che più fa infuriare le estetiste regolarmente iscritte all’Inps e alla Camera di Commercio. Peraltro “stoppate” nella loro professione dalla zona rossa ormai divenuta endemica.

«Visto che usano i social network per farsi conoscere – ci dice Loredana Adami, titolare del negozio Lory Estetica di Montecatini – non dovrebbe essere difficile neppure per le autorità competenti arrivare a loro. Queste ragazze si dedicano a un’attività che, per essere svolta regolarmente, necessita di un corso di almeno 1.800 ore organizzato dalla Regione».

«L’aspetto più grave – prosegue la titolare di Lory Estetica – è che, per offrire la stessa gamma di servizi di un centro estetica regolare, anche queste operatrici-abusive maneggiano prodotti potenzialmente pericolosi, come l’acido ianulonico e il botulino».

Per arginare questo fenomeno, Loredana Adami propone una soluzione semplice ma che potrebbe già rendere la vita difficile a chi cerca di incunearsi illegalmente nel mondo del lavoro: «Come primo passo sarebbe opportuno che i grossisti vendessero i loro prodotti solo a chi è in possesso di una specifica partita Iva. Questo costituirebbe un primo argine in difesa del nostro lavoro legale, minacciato parimenti dalla crisi e da questo abusivismo strisciante».

Ma come reagiscono le ragazze che, in barba a tutte le regole, si sono lanciate in questo business? «Io non credo di fare niente di male – ci dice Dolly, dominicana trentacinquenne che da anni esegue ricostruzioni unghie in un appartamento nel centro di Montecatini –. Di norma servo quasi tutte ragazze della mia comunità, che apprezzano la mia opera. Le tasse? Non chiedetemi di pagarle, per me, cosa resterebbe?».

Sulla stessa lunghezza d’onda appare Ludmilla, giovanissima ucraina con un passato da entreneuse, da poco riciclatasi nell’estetica a domicilio. «Gli smalti e i prodotti che uso – ci dice – me li manda direttamente mia sorella da Kiev. In pochi mesi, sono riuscita a farmi conoscere da tantissime ragazze che, con i locali chiusi, non hanno più i soldi per andare in un salone. No, non pago tasse. Qua la vita è cara. Non posso fare diversamente». —

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