Coronavirus, muore chef in pensione di 73 anni. La figlia: «È stato uno strazio non potergli stare vicino».

Lutto a Monsummano. Per anni aveva lavorato come cuoce in un ristorante di Pistoia

MONSUMMANO. Hanno sperato di salvarlo fino all’ultimo, anche perché la sua era una fibra forte, ma Giovanni Allegra, 73 anni, è morto di covid all’ospedale di Ponte a Niccheri il 12 marzo. Pensionato, per anni aveva lavorato come cuoco al ristorante “La Cugna” di Pistoia. Era un uomo sano, non fumava non beveva, ogni giorno faceva la sua camminata per comprare il pane e la spesa. Il 9 febbraio fa il tampone, ha il covid. La febbre alta arriva il giorno dopo. Per qualche giorno lo curano nella sua casa di via Grotta Giusti a Monsummano, dove resta fino al 18 quando viene portato a Pistoia. Le sue condizioni non sono per nulla buone. Ma ha un fisico forte e i medici fanno di tutto per rimetterlo in piedi. Gli mettono il casco, ma i polmoni sono stati aggrediti dall’infezione e c’è bisogno di intubarlo. Così lo trasferiscono a Firenze e lì provano a salvarlo in tutti i modi. Ma la battaglia di Giovanni finisce all’una di notte del 12 marzo lasciando nello sconforto l’adorata moglie Reanna, la figlia, il figlio, i nipoti, i parenti e gli amici.

«Quando l’ambulanza lo stava per portare a Pistoia ci ha detto, tranquilli ci vediamo presto – racconta la figlia –. Purtroppo non è stato cosi. Era un padre, un nonno e un marito meraviglioso. Amava molto la sua famiglia. Ci viziava cucinandoci delle torte buonissime e viziava nipoti e genero con i suoi squisiti biscotti”.


Troppa gente in giro. «Voglio fare un appello – continua la donna –. Lo so che l’Asl permette di uscire dopo 21 giorni anche chi, dal tampone, risulta positivo. Ma io chiedo responsabilità verso gli altri. Quando io ho avuto il covid anche se non mi aveva colpito in maniera cruenta sono rimasta in casa per due mesi, finché non sono tornata negativa. Non bisogna essere egoisti, ma cercare di proteggere il nostro prossimo. È importante attenersi alle regole e non dare nulla per scontato. Ancora non ci rendiamo conto di quello che è accaduto e della disgrazia che ci ha colpiti. La mia mamma non si da pace». Non poter assistere chi in ospedale lotta per la vita. «È stato uno strazio non potergli stare vicino. Lui è morto così lontano da noi, aiutato solo dai medici e dagli infermieri di Pistoia e Ponte a Niccheri, che voglio ringraziare – conclude la figlia-. L’unica consolazione è stata poterlo accompagnare nell’ultimo viaggio, ora riposa per sempre nel cimitero di Monsummano». —

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