Il Dpcm fa chiudere anche le Terme di Montecatini

Attività riabilitatoria alle terme Redi chiusa per effetto del Dpcm (Foto Nucci)

Stop all’idropinica e alla riabilitazione. Il sindaco scrive al presidente della Regione: «Ci deve essere stata una svista da parte di chi ha redatto il decreto»

Simona Peselli

MONTECATINI. La zona rossa di Draghi con il nuovo Dpcm chiude di fatto le Terme di Montecatini. Le Terme Excelsior di viale Verdi con la cura idropinica, e le Terme Redi che rimangono attive solo per l’attività dei tamponi e con il poliambulatorio per trattamenti individuali di fisioterapia. Niente fangoterapia, né bagnoterapia, chiude da oggi anche la piscina d’acqua termale delle Redi.


Il sindaco Luca Baroncini non è rimasto a guardare e si è subito attivato perché si ponga rimedio al più presto. Così ha scritto al presidente della Regione Eugenio Giani, all’assessore regionale al Turismo Stefano Ciuoffo, all’assessore regionale alla Sanità Simone Bezzini, all’amministratore unico Terme di Montecatini Alessandro Michelotti e ai consiglieri regionali pitoiesi. Ha rivelato che Federterme, dopo alcuni approfondimenti relativi all’articolo 41 del Dpcm del 2 marzo a proposito delle attività che possono essere svolte in zona rossa, ha comunicato a Montecatini la chiusura. Perché l’articolo 17 comma 2 comprende anche quelle dei centri termali “per l’erogazione delle prestazioni rientranti nei livelli essenziali di assistenza e per le attività riabilitative o terapeutiche”.

“La norma – scrive Federterme – deve essere intesa nel senso che, in zona rossa, anche le attività termali terapeutiche devono essere sospese, come pure quelle dei centri riabilitativi non termali, di cui resta consentita l’attività alberghiera. Un’inattesa inversione di tendenza rispetto al passato quando è stato sempre consentito alle terme di rimanere aperte per l’erogazione dei Lea (livelli essenziali di assistenza) anche nel periodo del lockdown nazionale. Ci siamo immediatamente attivati sia presso il ministero della Salute che presso la Conferenza delle regioni».

Luca Baroncini ribadisce che probabilmente c’è stata una svista da parte di chi ha redatto il decreto. «È inopportuno – specifica i – far chiudere la riabilitazione, essendo parte di Lea e attività sanitaria, e non termale nel senso del wellness».

Il primo cittadino punta poi il dito sulla situazione economica che sta attraversando Terme di Montecatini: «Sono preoccupato per le restrizioni, che procurerebbero un ulteriore danno al fatturato della società. Inoltre, l’articolo 41 disciplina l’attività motoria e attività sportiva, e non l’attività sanitaria di riabilitazion, specie nei centri privati accreditati. Dalla Società Terme mi segnalano che sarebbe fortemente inopportuno per i pazienti sospendere attività sanitarie di riabilitazione in corso, rischiando di creare ulteriore sovraccarico sugli ospedali a seguito di mancata riabilitazione muscolo-scheletrica e neurologica». –

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