Enrico Nistri ribadisce in tv: «Io apro a pranzo e vado avanti»

Il titolare della Lanterna Blu di Ponte Buggianese ospite nella trasmissione “Dritto e rovescio” di Del Debbio: «Pronto a farmi arrestare» 

Simona Peselli

PONTE BUGGIANESE. Multe, giorni di chiusura, zona rossa: nulla ferma la “protesta della bistecca” di Enrico Nistri, titolare del ristorante “Lanterna Blu” di Ponte Buggianese.


«Terrò aperto al pubblico, ma solo a pranzo – conferma il ristoratore – sono consapevole che stavolta per me ci saranno gravi conseguenze, perché i toni, settimana dopo settimana, sono sempre più alti. Pace. Sono pronto anche a farmi arrestare». Lo ripete più volte, come ha fatto l’altra sera davanti alle telecamere di “Dritto e rovescio”, il programma di Paolo Del Debbio su Rete 4 quando è stato intervistato. «Sono già in galera – dice Nistri – sto dalla mattina alla sera dentro il mio ristorante senza poter fare nulla, perché mi hanno levato la dignità di poter lavorare. Tutti i risparmi sudati con sangue miei e di mia moglie, una vita di sacrificio, sono in questo locale. La mia fatica di quest’estate: mentre gli altri erano al mare, io sono andato a lavorare in Germania per pagare qualche scadenza. Sono un uomo che non teme i sacrifici e amo troppo il mio lavoro». Con l’asporto Enrico Nistri non riesce neppure a mantenere la sua famiglia, sicuramente non riesce a pagare bollette e rate dell’attività. A mala pena si arrabatta per fare la spesa e acquistare le materie prime per cucinare. «Ieri – chiosa l’uomo – a pranzo ho incassato con l’asporto 24 euro, ieri sera appena 80 euro di pizze. Ma con poco più di 100 euro in un giorno cosa potrei pagare. Stiamo scherzando. Non serve essere matematici per fare questi conti».

Un anno preciso di fermo dell’attività. «In tutto – aggiunge adirato Nistri – ho ricevuto 4 mila euro di ristori, ma che caspita pensano che ci si possa fare in 12 mesi con questi quattro spiccioli. Mi facciano quello che vogliono. Non ho più neppure paura. Non sento più nulla. È una guerra? La perderò. Non si può vincere sempre. Stavolta non faccio retromarcia su nulla. Se questa storia finirà con proprietario il galera è lo stesso. Mi hanno già preso tutto».

Le forze dell’ordine, da quando Enrico Nistri ha “disobbedito”, gli hanno fatto spesso visita, elevandogli anche verbali. Ma la soluzione del problema, a parte le punizioni economiche, per lui e gli altri ristoratori appare lontana anni luce. «Non capisco il motivo per cui non vengono coinvolte le associazioni dei ristoratori – aggiunge Nistri – per trovare una soluzione sulle riaperture. Per esempio un locale come il mio con più sale, e collocato in un paese di periferia, che caspita di fonte di contagio può rappresentare? Se in una sala che di solito ospita 100 persone ne faccio accomodare 10 vorrei sapere come posso provocare un’ epidemia. Assolutamente non si può parlare di assembramento, né di contagio» . –

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