Bocconi assassini a Uzzano, scattano le ricerche dei carabinieri

Con l’aiuto dei cani del nucleo cinofilo antiveleno del reparto di Follonica  setacciati i boschi in località Pianacci di Uzzano dove era stato trovato morto un lupo

UZZANO. Il lupo non è un agnello ma neppure attacca l’uomo (anzi ne ha paura). L’uomo può essere un agnello, ma sovente è lui ad attaccare il lupo. Sono due le piste che i carabinieri forestali seguono per individuare il per ora ignoto autore dell’avvelenamento – tramite boccone tossico – di un giovane esemplare di lupo, la cui carcassa è stata rinvenuta meno di un mese fa appena fuori una proprietà privata sulla via Pianacci, tra Uzzano Castello e il colle di Malocchio (Buggiano).

Gli investigatori ipotizzano che possa esserci la mano dei cacciatori, che vedono nel lupo un possibile “concorrente” per la preda obiettivo della battuta di caccia, cinghiale o lepre che sia. Oppure un allevatore, che ha ucciso (nella “trappola” poteva finirci anche una volpe o una faina) nel tentativo di proteggere il proprio bestiame, per esempio un pollaio. Nulla è escluso, ma per ora i militari non hanno trovato evidenze a supporto di alcuna teoria.

Bocconi assassini a Uzzano, scattano le ricerche dei carabinieri



Nella mattinata di giovedì 4 febbraio la perlustrazione sul posto ha dato esito negativo, nessuna traccia di prove. La ricerca ha riguardato un’area grande tre chilometri: a effettuarla personale del Nucleo cinofilo antiveleno del Reparto biodiversità di Follonica, con il supporto dei forestali in servizio alla stazione di Pescia. Protagonisti due cani, il pastore belga Lapa (4 anni) e il labrador Mora (6 anni): se annusano del veleno sono addestrati ad accucciarsi a fianco, come premio hanno una pallina da tennis. «Abbiamo svolto una ricerca a spirale intorno al punto di ritrovamento della carcassa del lupo, spaziando nei terreni circostanti – spiega Simona Palmieri, conduttrice del Nucleo cinofilo – dobbiamo cercare di capire se l’esca avvelenata è stata inghiottita qui dall’animale oppure in una zona più lontana».

È sicuro comunque che ai Pianacci graviti un branco di lupi, almeno cinque o sei esemplari. «Le indagini adesso proseguono per arrivare a delineare il movente dell’accaduto e da lì risalire all’autore dell’avvelenamento – dice il tenente colonnello Gordon Cavalloni, comandante del Nucleo investigativo di polizia ambientale e forestale di Pistoia – chi ha fatto questo rischia una denuncia penale ai sensi dell’articolo 744 bis se i bocconi sono stati rilasciati intenzionalmente per uccidere animali, ai sensi del 744 ter se la morte è successiva a delle lesioni gravi.

C’è inoltre l’ordinanza del ministero della Salute del 10 agosto 2020, che vieta “le operazioni di derattizzazione e disinfestazione” che non siano “eseguite da imprese specializzate”, e senza “l’impiego di prodotti autorizzati con modalità tali da non nuocere in alcun modo alle persone e alle altre specie animali non bersaglio”: il reato in cui si incorre è quello di “inosservanza dei provvedimenti dell’autorità”, la pena è una contravvenzione.

Il lupo rinvenuto privo di vita sull’altopiano dei Pianacci aveva ingerito una sostanza topicida, che ha provocato una lenta e dolorosa agonia all’animale, il quale è stato trovato emaciato e con lo stomaco completamente vuoto. Le cause della morte sono state stabilite dall’autopsia praticata al Dipartimento di Scienze mediche veterinarie di Bologna. Dopo l’esito dell’esame sono partite le indagini dei carabinieri forestali, per risalire al responsabile e anche per mettere in guardia i proprietari dei cani della probabile presenza di bocconi avvelenati. —

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