«Se non resto aperto vado in fallimento»: un altro ristoratore infrange i divieti

Enrico Nistri appende il cartello con la scritta “#Ioapro” davanti alla Lanterna Blu

Per il titolare di un locale di Ponte Buggianese i ristori sono insufficienti e confida che gli servono soldi anche per pagare le bollette

PONTE BUGGIANESE. La protesta dei ristoratori arriva anche a Ponte Buggianese. Enrico Nistri, 49 anni, titolare del ristorante “Lanterna Blu” in via Colligiana, davanti alla porta del suo locale ha affisso un cartello che parla da solo. “#Io apro” recita la scritta, tanto per spiegare ai potenziali clienti che anche questa attività ha aderito alla “ribellione” dei 50mila ristoratori che in tutta Italia hanno deciso di non rispettare il Dpcm del presidente Giuseppe Conte che proibisce di tenere aperto per cena

«Naturalmente alle 21,30 gli avventori devono lasciare il locale per avere il tempo di rientrare nelle proprie abitazioni entro le 22 – spiega Enrico Nistri – il coprifuoco va rispettato, ma solo quello ».


Così da venerdì 15 gennaio la Lanterna Blu ha servito almeno 25 persone che a proprio rischio hanno deciso di andare a mangiare anche solo una pizza, oppure di scegliere dal menù alla carta. «Sono contento che la gente mi stia dando una mano con la propria presenza – dice Enrico – sanno che potrebbero prendere una multa da 400 euro, ma vengono ugualmente. Certamente capiscono che siamo vittime di una assurda imposizione. E poi vogliono, come possono, farci sentire la loro vicinanza».

Così quando i primi clienti hanno cominciato a varcare la porta del ristorante, Enrico Nistri li ha fatti accomodare ai tavoli. «Noi abbiamo a disposizione tre sale con una capienza di 100 posti a sedere – spiega – quindi anche se sono state servite 25 persone, per ovvi motivi abbiamo rispettato il distanziamento»

All’ingresso gel per le mani, misurazione della temperatura, mascherina obbligatoria quando ci si alza dal proprio tavolo per andare in bagno. «Tutte le norme anti contagio vengono rispettate – aggiunge Enrico – quello che abbiamo deciso di non seguire è l’imposizione di tener chiuso per cena».

Il ristoratore motiva la sua decisione con parole dure: «Sono sull’orlo del fallimento, non ce la faccio a pagare nulla. Né l’affitto e neppure le bollette. Se non troverò al più presto 5mila euro da dare come acconto all’Enel a fronte di una serie di bollette per 14mila, non potrò accedere alla rateizzazione. E mi staccheranno la luce ».

Enrico Nistri è disperato ed esasperato dalla tragica situazione economica in cui si trova. «Sono in perdita per più del 70 per cento – confida – sto perdendo tutto. Non so come fare ad andare avanti. Io tengo aperto ad oltranza tutti i giorni fino alle 21,30. Spero che i clienti continuino a darmi una mano. Prima trascorrevo naturalmente la mia vita lavorativa. C’erano persone a mangiare per i pranzi di lavoro e la sera cucina toscana, pesce e tante pizze. Ho avuto anche quattro dipendenti. Il locale era sempre pieno».

Lui è consapevole di rischiare multe e verbali, ma niente e nessuno lo dissuadono da continuare a ribellarsi.

«Più di quello che sto subendo non mi può accadere – esclama Enrico – mi facciano quello che vogliono. Sono anche in sciopero fiscale. Dopo aver impiegato tutta la mia vita in questa attività e aver lavorato ventiquattr’ore su ventiquattro, sono sull’orlo del fallimento. Incapace e impossibilitato di pagare anche una bolletta. I ristori sono stati una presa in giro, una goccia nell’oceano. Il mio pizzaiolo da novembre è in cassa integrazione e non ha ancora visto un euro. Questo non è più vivere, è ma una vergogna». Enrico Nistri parla, si dispera e si arrabbia. Ma non cede e prosegue nella sua lotta verso quello che definisce un obbligo ingiusto e penalizzante. Anche stasera, clienti permettendo, resterà aperto. 



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