Pescia, il sindaco sospeso ora annuncia ricorsi

Oreste Giurlani si rivolge ai cittadini con le dirette Facebook da casa sua ma non accetta (per ora) di confrontarsi con i giornalisti

PESCIA. Ha cambiato solo il titolo (“Piazza grande” e non più “Il sindaco risponde”) ma non il mezzo e quindi il modo di comunicare con i cittadini. Le sue consuete “dirette Facebook” Oreste Giurlani, sindaco sospeso di Pescia, ha continuato a farle anche dopo che, giovedì scorso, il Tribunale di Firenze lo ha condannato a sei anni e sette mesi di reclusione per peculato e abuso d’ufficio; e dopo che, il giorno successivo, il prefetto di Pistoia Gerlando Iorio ne ha disposto la sospensione della carica di sindaco per 18 mesi.

L’unica cosa che è cambiata, per il momento, è la disponibilità (finora illimitata...) di Giurlani a rispondere alle domande dei giornalisti. Niente stampa a fare da medium tra l’ex amministratore e gli ex amministrati. Almeno fino a domani, quando pare che sarà convocata una conferenza stampa. Così lascia filtrare Giurlani attraverso il suo entourage. Il motivo di questa decisione? Il colpo ricevuto giovedì in tribunale è stato durissimo e solo la solidarietà dimostrata dai cittadini in tutti i modi (sui social, al telefono, per strada) ha in qualche modo risollevato lo spirito del primo cittadino privato delle sue funzioni (che sono state attribuite alla sua vice Guja Gudi).


L’altro motivo, aggiungiamo noi, risiede forse nel fatto che in questi giorni dovrà studiare nei minimi particolari la strategia da adottare con i suoi avvocati, i quali quasi sicuramente gli suggeriranno quello che potrà o non potrà dire ai giornalisti schierati davanti a lui. Tutto comprensibile se ci si riferisce a un comune cittadino; un po’ meno però se si tratta di un politico di lungo corso che deve comunque rendere conto ai cittadini che l’hanno votato (e anche a quelli che, invece, avevano scelto altri).

Insomma, questo atteggiamento vagamente populista, da “balconista”, poco si addice a un amministratore che si è formato in un contesto basato sulla trasparenza (anche se poi sospeso dal suo partito, il Pd, all’indomani del provvedimento di arresto seguito alle indagini sui presunti rimborsi spese “gonfiati” nel periodo tra il 2005 e il 2016 in cui era stato presidente di Uncem Toscana, l’Unione delle comunità montane). Ma Giurlani nella diretta Facebook da casa sua (e non più dal Palazzo del vicario), con tanto di gatto a passeggio sulla tastiera del pc, a proposito della sua condanna parla di «sentenza già scritta» perché non sarebbero state prese in considerazione le tante specifiche (ricevute, tabulati e altro) prodotte dai propri legali per scagionarlo dalle accuse. «Ma siamo già al lavoro per poter ribaltare la sentenza in appello», assicura. Aggiungendo che «martedì prossimo (domani, ndr) con i miei avvocati studieremo il ricorso per chiedere la sospensione del provvedimento del prefetto».

«Non bisogna darla vinta – spiega – a chi vuole male al sindaco, e quindi alla città. E comunque io tornerò ad assumere la mia carica in ogni caso, perché tra 18 mesi il mio mandato non sarà terminato». Alla faccia di chi sperava (le opposizioni in primis) in una “presa di coscienza” che lo portasse a rassegnare le dimissioni (e dunque a mettere in moto il meccanismo delle nuove elezioni), Giurlani risponde con il solito sberleffo a cui ha abituato il suo pubblico delle dirette: una bella soffiata nella “lingua di gatto” da carnevale che tiene sempre a portata di mano. “Perepeee”. –

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