Un amore platonico da un milione di euro: arrestato imprenditore di 57 anni

Montecatini: l'uomo approfitta per anni di una donna con problemi mentali invaghita di lui e finisce ai domiciliari

MONTECATINI. Una passeggiata di una mezz’oretta, di nascosto, in un parcheggio, e neppure sempre. Degli abbracci, a volte qualche bacio, una o due telefonate al giorno. Ma per lei tutto questo era amore.

Un’amore platonico andato avanti per sei anni, per non perdere il quale è stata disposta a fare di tutto. Anche a credere ciecamente alle menzogne con cui quell’uomo che lei chiamava compagno le aveva spillato nel tempo poco meno di un milione di euro: dai 200.000 euro per potersi separare dalla moglie, ai 130.000 per sottoporsi a un’operazione al cuore al San Raffaele di Milano, ai 140.000 euro per comprare una casetta tutta per loro all’Abetone...

Accusato di circonvenzione di incapace e di autoriciclaggio, quell’uomo – un imprenditore montecatinese di 57 anni di cui non possiamo fare il nome per non rendere identificabile la vittima – è finito adesso agli arresti domiciliari con il braccialetto elettronico.

Oltre alla misura cautelare per impedire la reiterazione del reato, su richiesta del pm titolare dell’inchiesta, Giuseppe Grieco, la gip del tribunale di Pistoia Patrizia Martucci ha disposto anche il sequestro preventivo – ai fini della confisca diretta – di conti correnti e beni (tra cui 5 appartamenti) per un valore totale di 975.600 euro.

Le indagini, portate avanti dalla Guardia di finanza di Pistoia, erano partite all’indomani della presentazione di un esposto (esattamente un anno fa) da parte di un conoscente della donna, che, dalla ricca sessantenne montecatinese (per anni in cura al centro di salute mentale) aveva ricevuto alcune confidente su quell’imprenditore con cui aveva, a suo dire, stretto un rapporto amoroso e al quale aveva negli anni corrisposto ingenti somme di denaro per le più svariate motivazioni.

Motivazioni che i finanzieri sono poi riusciti a ricostruire. Anche parlando con il medico curante che aveva seguito la donna al centro di salute mentale. Con lo psichiatra la paziente si era a volte lamentata di quegli enormi esborsi di denaro a favore di un suo fantomatico “compagno” e lui, intuendo ciò che stava accadendo, le aveva consigliato di farsi assistere da un legale in quelle occasioni. Come tutta risposta, alcuni giorni dopo, nel marzo 2016, il medico aveva ricevuto la visita di un avvocato che gli aveva annunciato che la donna non sarebbe più stata in cura da lui e, minacciando eventuali cause, gli aveva detto che non avrebbe più dovuto darle consigli.

L’intero quadro si era delineato però soltanto quando gli inquirenti, una volta ricostruiti tutti i trasferimenti di denaro, avvenuto per la maggior parte attraverso assegni bancari, avevano ascoltato la vittima stessa (sottoposta poi a una perizia che ha confermato i gravi disturbi mentali e la sudditanza affettiva nei confronti dell’indagato) .

A suo dire, quell’imprenditore lo aveva conosciuto attraverso il proprio avvocato: glielo aveva consigliato per curare i propri interessi immobiliari dopo aver ricevuto una grossa eredità. E di quell’uomo lei si era perdutamente innamorata. Era il 2014 quando gli aveva fatto il primo “prestito”: 50.000 euro, con tanto di contratto sottoscritto davanti al solito avvocato ma mai registrato. Poi c’erano stati i 72.000 che lui aveva voluto per tener calmi i vicini dopo che lei, in preda ai fumi dell’alcol, era andato a suonargli a casa in piena notte.

Quindi i 130.000 per l’operazione al cuore, 60.000 dei quali per rimediare al “casino” scoppiato quando lei era andato a cercarlo – naturalmente non trovandolo – all’ospedale di Milano dove le aveva detto che era ricoverato. Poi c’era stata la volta dei 20.000 euro che l’uomo aveva preteso come “cauzione”: se li sarebbe intascati qualora lei non avesse mantenuto l’impegno di smettere di bere.

E anche quella in cui, sempre sotto consiglio del proprio avvocato, la donna aveva stipulato un contratto preliminare di acquisto di un appartamento da 120.000 che apparteneva al compagno: una finzione per costringere gli inquilini morosi a pagare l’affitto, le venne detto.

Fatto sta che negli anni l’imprenditore aveva ricevuto dalla donna 975.600 euro. Parte dei quali (da qui il contestato reato di autoriciclaggio) l’uomo aveva trasferito nei conti della propria azienda immobiliare. —