I “superstiti” del mercato non rinunciano a lavorare

Un gruppetto di banchi con prodotti ortofrutticoli e alimentari ammassati contro la Basilica della Fontenova è quasi tutto quello che rimane, in tempi di “Zona Rossa”, del grandioso mercato del lunedì in piazza Giusti a Monsummano; nella foto in alto a destra Alessandro Bonechi, dell’omonima ortofrutta a produzione propria di Traversagna; sotto Marco e Daniela, marito e moglie arrivati da Lamporecchio

Una quindicina di banchi di generi alimentari sotto la pioggia ieri mattina in piazza Giusti. «Poca gente, ma speriamo che non ci facciano chiudere»

Ci si è messa pure la pioggia. È l’ultima batosta che cade sulla testa dei superstiti, ne sono rimasti una quindicina. Una settimana fa erano almeno 180, come sempre. Poi la Zona Rossa li ha praticamente azzerati. E i furgoncini sono chiusi nei garage.

Covid e pioggia, due facce di un dramma. A Monsummano, ieri mattina, il mercato settimanale era deserto. Come se non ci fosse. Riuniti in piazza Giusti solo i banchi di prodotti alimentari. E nemmeno tutti: almeno in cinque hanno rinunciato a sistemare il proprio negozio ambulante, non ne vale la pena. Ma c’è chi resiste, insomma ci prova. «Siamo tra i superstiti, ma il calo è iniziato da tempo, se ci fermano totalmente però andremo in ginocchio», dicono Marco e Daniela, marito e moglie arrivati da Lamporecchio con il loro banco di legumi, cereali e frutta secca. Il tema vero affiora subito, lo ripeteranno tutti.


«Mi auguro che non ci facciano chiudere davvero, se proibiscono i mercati dovrebbero chiudere anche i supermercati e i centri commerciali».

A Monsummano il poco traffico scorre regolare e il centro è chiuso da transenne solo sul lato di via Matteotti, alle spalle della Basilica della Fontenova. Si può entrare in città dal semaforo di via Empolese, via Mazzini è percorribile, piazza del Popolo e piazza Martini sono vuote. «Quando sono arrivato, pensavo che il mercato stamani (ieri, ndr) non ci fosse, poi ho visto qualche altro mio collega, e mi sono sistemato», afferma Alessandro Bonechi, dell’omonima ortofrutta a produzione propria di Traversagna. Continua: «Siamo molto penalizzati da questa situazione, ma per fortuna noi ancora ci siamo. Penso ai banchi di abbigliamento, loro purtroppo non lavorano. C’è un fatto: i supermercati non ci rimettono mai, sono sempre aperti, gli si consente tutto, e i giovani vanno solo lì a fare la spesa. Ho paura che i mercati in piazza finiscano presto, anche quando la pandemia sarà passata».

Mascherine e distanziamento: ci sono un paio di volontari dell’associazione carabinieri in congedo ad osservare che le prescrizioni vengano rispettate. Non c’è alcun rischio di assembramenti, comunque. Il cronista e il fotografo, in questo silenzio, non passano inosservati. E vengono avvicinati da due agenti della polizia municipale, nel frattempo arrivati in piazza a controllare che tutto fili liscio.

L’unico rumore che si sente è quello della pioggia che batte sui tetti e sull’asfalto. I negozi sono chiusi, i bar hanno le saracinesche abbassate. Qualche persona con l’ombrello aperto va da un banco all’altro, poi fugge.

«A Monsummano è pieno di supermercati, se solo fossero chiusi almeno la domenica noi lavoreremmo certamente di più», ribadiscono da Pacella, storico banco di Cintolese che vende formaggi e altro, presente al mercato di Monsummano dagli anni ’80.

Il quasi lockdown in cui siamo ripiombati potrebbe essere la mazzata finale per un settore già vilipeso, che dipende dalle condizioni del tempo e soprattutto dai supermercati, quei colossi della media e grande distribuzione presenti in massa e che si prendono tutto. –


 

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