«Il nostro sogno si avvera. Sfidiamo il rischio lockdown»

Matteo e Veronica Ercolini aprono un locale tipico proprio nel giorno di Ognissanti: «Magari qualcuno dall’alto ci darà una benedizione. Sappiamo i rischi che corriamo» 

chiesina uzzanese

Per la serie “Capitani coraggiosi”, nel caso specifico della ristorazione, ecco la bella storia di una giovane coppia di temerari, Matteo e Veronica Ercolini, che in un frangente così drammatico, in piena seconda ondata Covid, hanno comunque deciso di non voler rinunciare a un grande sogno (o forse a due) che avevano nel cassetto. Insieme da quattro anni e sposati da due anni, uno accanto all’altra, a bordo del fedele “Patatruck”, amato furgone polifunzionale, hanno percorso la penisola più volte, varcando spesso i confini nazionali. Sempre presenti alle fiere più importanti dello street food. «Adesso bisogna pensare a metter su famiglia – confida Matteo, termale della zona Musicisti, e monsummanese di adozione, – e ad avere un tetto “vero” sulla testa dal punto di vista lavorativo. Aspetto su cui Veronica ha giustamente insistito. E siccome a casa nostra comandano anche le donne, ci siamo buttati, anima e corpo, su questa nuova avventura».


Infatti, domani mattina, primo di novembre, all’alba (esattamente alle 6, 30), Matteo e Veronica apriranno assieme i battenti del bar trattoria “La Cuccagnina” in centro a Chiesina Uzzanese, fra via Garibaldi e Piazza Vittorio Emanuele. «Non per essere scaramantici – aggiunge sorridendo Matteo – ma abbiamo pensato che tirare su il bandone nel giorno di Ognissanti, qualche benevola benedizione in più dall’alto la potremo avere».

Poi svela le ragione del nome col quale hanno battezzato il locale: «Mio nonno Foscaro, di professione rappresentante, si fermava spesso a un ritrovo, nel Bresciano, dove c’era un’unica grande tavolata e un’unica tovaglia in carta gialla. La gente arrivava, si sedeva a mangiare in un clima di grande aggregazione. Si chiamava la Cuccagnina. Quando lo andavo a trovare, nonno Foscaro, mi ripeteva in una sorta di mantra: “A te che ti garba fare da mangiare e la compagnia degli amici, apri un locale come quello e chiamalo lo Cuccagnina”».

L’ambiente, aperto tutti i giorni, è raccolto e confortevole, totalmente ristrutturato (era un bar prima). Una trentina i posti a sedere, ulteriormente diminuiti dalle misure restrittive governative. Si comincerà dalle colazioni per proseguire con gli aperitivi e il pranzo.

«Cucina toscana, esclusivamente del territorio – sottolinea Matteo – e prodotti di piccole aziende ma di assoluta qualità. Non ci chiedete il pesce perché il mare è lontano. Ma, oltre ai menù di lavoro, se volete tordelli al ragù, trippa, lampredotto e la “francesina” (antico piatto nostrano col bollito rifatto in umido con le cipolle) vi accontenteremo. Al pari di chi, prima delle 18, vorrà gustarsi un merenda a regola d’arte».

Detto ciò tace. Il finale è tutto della sua dolce metà. Perché l’ultima parola è sempre delle donne. «Voglio solo aggiungere che siamo in pieno possesso delle nostre facoltà mentali ed altrettanto consapevoli che, vista la situazione, potremmo aprire domenica e chiudere lunedì. In ogni caso, se tale eventuale e fondata ipotesi si materializzasse, questo non ci scoraggerà minimamente. Solo il tempo dirà se siamo stati dei visionari o degli incoscienti nel cercare di mettere le basi per il nostro futuro e credere in un sogno».

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