Furono bloccati con 10 chili di coca: marito e moglie portati in carcere

Utilizzati come corrieri da una banda di trafficanti albanesi dovranno scontare 5 anni e 10 mesi e 2 anni e 8 mesi  

PIEVE A NIEVOLE. Erano loro gli unici italiani della banda. Marito e moglie di Pieve a Nievole, di cui i trafficanti albanesi si fidavano ciecamente. Tant’è che avevano affidato loro il compito di importare dal Belgio e dall’Olanda, con auto appositamente modificate con nascondigli e doppi fondi. E, una volta arrivati a Firenze, di organizzare le spedizioni della cocaina per rifornire gli spacciatori i varie regioni del nord Italia.

Accusati di importazione, traffico internazionale e spaccio di stupefacenti, Massimiliano Azzolina, 52 anni, e Paola Anedda, 56, erano stati arrestati poco meno di un anno fa, al culmine di un’indagine portata avanti dai carabinieri delle Compagnie di Breno e di Clusone, coordinati dalla Direzione distrettuale antimafia di Brescia.

Venerdì mattina marito e moglie sono stati prelevati a casa dai carabinieri della Stazione di Montecatini, che hanno eseguito l’ordinanza di carcerazione della procura di Firenze: condannati in via definitiva, dovranno scontare, rispettivamente, 5 anni e 10 mesi e 2 anni e 8 mesi di reclusione.

La cocaina era destinata a rifornire soprattutto le piazze di spaccio di Ferrara, Venezia, Bolzano, Monza Brianza, Alessandria e Varese. Al vertice dell’organizzazione c’erano due fratelli albanesi residenti a Fiesole (Firenze) che lì avevano costituito la base logistica e il centro di smistamento dei carichi di droga che si muovevano verso il nord Italia. L’indagine, conclusa in poco meno di due mesi, aveva consentito complessivamente di arrestare in flagranza 7 persone e di eseguire decreti di arresto ritardato emessi dalla Dda nei confronti di altre 11. Erano stati invece 11 i chili di cocaina sequestrati, oltre a un chilo di marijuana e circa 50.000 euro in contanti.

Le indagini avevano preso il via dal sequestro di 500 grammi di cocaina a Breno (Brescia), nel giugno 2019. In manette erano finiti due fidanzati albanesi e un artigiano italiano del posto. Da lì i carabinieri erano riusciti a risalire ai due fratelli albanesi (27 e 25 anni), entrambi incensurati e residenti a Fiesole. I due, come detto, si servivano di un corriere italiano, l’Azzolina, al quale era affidato il compito di andare all’estero per ritirare i carichi di cocaina, oltre a quello di occuparsi materialmente delle consegne che quotidianamente venivano fatte nel nord Italia.

Per i viaggi il corriere utilizzava due auto, poi sequestrate, dotate di doppifondi che permettevano di nascondere i panetti di droga e superare indenni eventuali controlli delle forze di polizia. Ma non lo scorso novembre, quando l’uomo e la moglie erano stati bloccati al loro rientro a Firenze. Nel doppio fondo nel bagagliaio della loro Qashqai, i carabinieri avevano scoperto un vano nel quale erano occultati 10 chili di cocaina, per un valore di circa 800.000 euro. —
 

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