«Due casi positivi ma convitto aperto»

Il preside Francesco Panico spiega che l’Asl ha condotto un’indagine epidemiologica da cui non sono emersi rischi

PESCIA

Due casi di positività al Covid, registrati all’inizio del mese, nel convitto dell’Istituto Agrario, rischiano di trasformarsi nel “casus belli” di una battaglia sindacale, che si preannuncia aspra e risoluta, già dalle prime battute. Tanto che ha già varcato i confini provinciali e regionali per finire sulle pagine di “Orizzonte Scuola” testata a diffusione nazionale che affronta temi relativi al mondo della scuola. Il sindacato Anief, infatti, ha pubblicato proprio su quest’organo di informazione un comunicato nel quale dichiara di volere accendere un riflettore sulla delicata situazione che stanno attraversando i convitti e cita proprio quello annesso all’Istituto pesciatino, “evidenziando la propria preoccupazione per la mancanza di protocolli ad hoc per i convitti ed educandati statali”; contestando il mancato provvedimento di chiusura “immediatamente e/o temporaneamente, con la messa in quarantena e il monitoraggio costante dei convittori, del personale educativo e del personale Ata”.


Anief ricalca le rimostranze già esternate dai Cobas pistoiesi. Ma il preside dell’Istituto Agrario, Francesco Panico, ha negato anzitutto la mancanza di protocolli anticovid dedicati al convitto e ha sottolineato come lo stesso protocollo si trovi pubblicato sul sito della scuola, nella sezione emergenza covid, in uno specifico allegato, il numero 9, sotto la dicitura “Convitto. Procedure e misure organizzative anticovid”.

Chiarito ciò ha sottolineato come il preside non abbia alcuna autorità per disporre la chiusura del convitto, ma è solo l’Asl che può imporre tale provvedimento. «Dopo i due casi di positività al convitto, l’Asl ha condotto la sua indagine epidemiologica e ha ritenuto che non sussisteva alcun rischio per i convittori e per gli educatori ed è per questa ragione che non è stato disposto alcun provvedimento di quarantena» . L’azione sindacale, partita a livello provinciale su iniziativa dei Cobas, sarebbe scaturita dal fatto che l’Asl avrebbe operato, quasi contestualmente a livello temporale, prima una chiusura del convitto e poi la sua revoca. Era il 9 di ottobre.

«Probabilmente l’Asl aveva disposto la chiusura a scopo cautelativo, ma non avendo avuto riscontri, dopo avere condotto le sue indagini, ha provveduto a revocare il provvedimento. E noi a quello ci siamo attenuti – ha sottolineato il preside – peraltro sono già trascorse due settimane dall’accertamento delle positività e a questo non è seguito alcun altro caso. Il che non vuol dire che non possa, comunque, mai manifestarsi, ma ad ogni modo non sarebbe riconducibile a quei casi in particolare». Il preside ha voluto ricordare, poi, tutte le misure di sicurezza cui sono sottoposti i convittori e gli educatori: mascherine e loro rimozione solo laddove si possa garantire la distanza minima interpersonale di un metro, all’interno delle camere i letti sono separati da pannello in plexiglass, ogni convittore usa il bagno e gli spogliatoi uno per volta ecc. Prescrizioni specifiche anticovid esistono, naturalmente, anche per il servizio mensa e tutti gli spazi sono quotidianamente puliti e igienizzati. –

Maria Salerno