«Aggredita e legata in casa da due ladri», ma la ragazzina si era inventato tutto

Inscena la rapina per attirare l’attenzione dei genitori. Non avendo ancora 14 anni non è imputabile di simulazione di reato

MONTECATINI. Ai genitori, prima, e poi ai carabinieri aveva raccontato del rumore di vetro infranto, di quei due uomini col volto coperto dal passamontagna che l’avevano afferrata e legata a una sedia, per poi buttare all’aria la casa a caccia di soldi e gioielli. E di come si fossero dileguati lasciandola lì, terrorizzata, senza però torcerle un capello e senza rubare niente.

A parte, forse, il lieto fine, era stato come trovarsi nella scena di uno dei tanti thriller visti in tv. Ed infatti, probabilmente, era stato proprio da una di quei film che la ragazzina, non ancora quattordicenne, si era ispirata. Perché quella rapina, lei, se l’era completamente inventata. Come aveva confessato qualche giorno dopo ai carabinieri, per attirare l’attenzione dei genitori, a suo dire troppo impegnati con il lavoro per prendersi cura di lei come avrebbe desiderato.


A dire il vero, fin da subito gli investigatori dei carabinieri avevano intuito che nella storia raccontata dalla ragazzina quel pomeriggio di fine settembre c’era più di una cosa che non tornava.

Erano all’incirca le 18 quando, con la voce rotta aveva telefonato ai genitori, che a loro volta, fuori per lavoro, già mentre correvano verso casa avevano telefonato al 112 affinché i carabinieri si precipitassero in aiuto della figlia. Sul posto perciò erano arrivate in pochi minuti una pattuglia della Radiomobile e una del Nucleo operativo della Compagnia di Montecatini. E ai militari la ragazzina – che appariva realmente sotto choc, forse per la piega inattesa che stava prendendo la situazione – alla presenza dei genitori e di una psicologa (vista la sua età) aveva raccontato che all’incirca un’ora prima, mentre si trovava da sola in casa, aveva sentito un rumore e si era trovata davanti due ladri con il volto travisato dal passamontagna, che, a suo dire, erano riusciti ad entrare spaccando il vetro di una finestra. I due l’avevano afferrata e immobilizzata legandole e mani e piedi con del nastro adesivo e tappandole con quello anche la bocca. E su quella sedia lei era rimasta per tutto il tempo che i ladri avevano impiegato per rovistare cassetti ed armadi in cerca di oggetti preziosi e denaro. Quando era rimasta sola – aveva raccontato – era riuscita a liberarsi e ha telefonare ai genitori.

Fin da subito il racconto non aveva convinto i carabinieri, sia perché la ragazzina non presentava alcun segno di legature sia perché le condizioni della casa non coincidevano con la dinamica descritta. Dopo una serie di accertamenti, hanno così deciso di ascoltarla nuovamente a distanza di qualche giorno e questa volta hanno avuto la certezza di essere in presenza di una simulazione di reato. Messa alle strette, la ragazzina ha alla fine confessato ai carabinieri di aver inscenato tutto al solo scopo di attirare l’attenzione dei suoi genitori, troppo assenti a causa degli impegni di lavoro.

La ragazza, avendo meno di 14 anni, non è imputabile del reato di simulazione di reato, ma gli atti sono stati comunque stati trasmessi l’altra mattina alla procura in quanto era già stato aperto un fascicolo per quella rapina mai avvenuta. 
 

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