Lavandaie “strusciano i panni” nel fiume

Ancora un’immagine di donne intente a fare il bucato per chiudere la rassegna di 16 foto in regalo con Il Tirreno

PESCIA. Termina venerdì 4 il nostro viaggio fotografico lungo quattro settimane e sedici scatti che ci ha fatto rivivere atmosfere di un tempo, conoscere Vecchi Mestieri oltre a luoghi e realtà che hanno contribuito a far crescere la Valdinievole. Il tutto partendo dalle Lavandaie delle Terme intente a rendere lindi e immacolati i teli e gli asciugamani dei curisti, per passare attraverso altre importanti figure femminili come le Mescitrici e le Estetiste. Eppoi il Maniscalco, il Fiaccheraio, e via via fino a raggiungere Pescia: i Vivai, le Cartiere, il Mercato ed a chiusura ancora le Lavandaie che “strusciano i panni” però nel fiume Pescia, istantanea venerdì in regalo con l’acquisto del quotidiano.

Ed è giusto che sia così perché queste due cittadine così diverse sotto l’aspetto storico, economico morfologico e dall’abito mentale diametralmente opposto, devono le loro origini all’acqua. Di quella termale, bonifiche comprese, abbiamo già ampiamente parlato ma adesso rendiamo omaggio al fiume Pescia, o Pescia Maggiore, nota anche come Pescia di Pescia, a carattere torrentizio, lungo circa 25 chilometri che attraversa la parte occidentale della Valdinievole. Il nome Pescia, comune ad altri corsi d'acqua della stessa zona, deriva dal longobardo “pehhia”, cioè “fiume”. Da qui anche il nome della città di Pescia.


Il ramo principale della Pescia Maggiore, quello sinistro, nasce a quota 1.000 metri sui monti sopra Vellano e più precisamente vicino a Femminamorta, nel comune di Marliana, per confluire nell'area umida del Padule di Fucecchio col canale Usciana che ne trasporta le acque nell'Arno. Oltre ai comuni di Marliana e Pescia, il fiume attraversa i comuni di Chiesina Uzzanese e Ponte Buggianese.

Tra i ponti che la attraversano, nel centro della città di Pescia, ci sono il Ponte di San Francesco e quello del Duomo, entrambi andati distrutti durante la seconda guerra mondiale e poi ricostruiti. Sempre intorno agli anni ’50 sono stati realizzati la bella passerella pedonale intitolata ad Alfredo Sforzini e il moderno ponte Europa.

Anche a Ponte Buggianese, sempre nel corso del secondo conflitto mondiale, il Ponte Vecchio finì in macerie per poi essere nuovamente riedificato e dedicato a Cesare Battisti.

In origine il fiume veniva usato dai Longobardi per irrigare i campi, funzione che ancora oggi svolge in maniera egregia per la coltivazione intensiva di fiori e per l'agricoltura dell'area. Nel Medioevo vennero costruiti gli argini, e il torrente aveva una portata tale da permettere la navigazione di alcune barche.

Dal XVIII al XIX secolo, visse il suo massimo utilizzo con lo sviluppo esponenziale dell'attività di produzione della carta.

Detto questo, il libro si chiude e restano i ricordi. —

Roberto Grazzini