Martini o Negroni? E indovino di dove sei

Anche la figura del barman tra le foto dell’archivio Rosellini che il Tirreno distribuirà ai lettori a partire dall’11 agosto

MONTECATINI. È iniziato il conto alla rovescia riguardo l’iniziativa voluta dal nostro giornale di regalare ai nostri lettori le emozioni del tempo sotto forma di istantanee dell’epoca denominate “Vecchi Mestieri”, che da martedì 11 agosto distribuiremo assieme al quotidiano a Pistoia, in Valdinievole e a Prato. Ogni settimana i giorni prescelti per tale iniziativa saranno martedì, mercoledì, giovedì e venerdì.

Scorrendo le splendide foto in bianco e nero concesse dall’archivio storico dei fotografi Rosellini, spicca il volto sorridente di un barman in giacca e camicia bianca con cravatta nera d’ordinanza, intento a servire due belle donzelle alla Cascina. Una figura importante, che nei grandi alberghi resiste tuttora. A volte diveniva una sorta di confidente del cliente, ma sempre però attento a mantenere le dovute distanze e rispettando rigorosamente i ruolo.


Esempio assoluto di discrezione e professionalità in questo delicato mestiere era Antonio Biagi da Marliana, detto “il Montanino”, per ben 40 anni, perennemente in piedi e petto in fuori, imponente figura dietro il bancone del Salone Archi del Grand Hotel & La Pace. Fedele custode impenetrabile della privacy di tanti vip, aveva un feeling particolare con Walter Chiari, capace di raccontare barzellette fino all’alba. «Una persona speciale – ricorda – come lo sono state, del resto, tutti coloro che ho avuto il privilegio di servire nella mia lunga militanza alla Pace». Niente da fare. Non si sbottona, se non riguardo alle preferenze alcoliche delle celebrità più o meno famose, e dei frequentatori assidui della sua postazione. « Diciamo – confida amabilmente – che la clientela a stelle e strisce prediligeva, e predilige tuttora, di gran lunga, il cocktail Martini mentre gli italiani optavano decisamente per il Negroni. Lo champagne però spesso univa i gusti di tutti». E per l’acqua, gasata o nature? «Per quella c’era il frigo bar, non scherziamo!», ribatte.

L’altra personalità illustre e di spessore del settore è il montecatinese di Sottoverga (esattamente di via Cadorna) Ernesto Santarnecchi, tuttora barman iscritto all’Aibes che già a 17 anni, da commis, serviva sotto i portici del Gambinus Gincana e Ferrochina Bisleri in quantità industriale. Nel prestigioso curriculum ha messo in fila ben 15 stagioni al Grand Hotel Bellavista, a cui ne sono seguite addirittura venti al Tamerici & Principe in quelle serate memorabili a bordo piscina, fra sfilate di moda e musica.

Sentiamo il suo illuminato pensiero riguardo il buon bere, specie prima e dopo i pasti. «Come aperitivo – sentenzia – direi che quello che ha saputo stare egregiamente al passo coi tempi è l’intramontabile Kir Royal. Quale amabile digestivo invece lo Stingal fa sempre la sua onorevole figura». Alla salute! —



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