Didattica a distanza, ora le scuole cercano di attrezzarsi in fretta

L’inaugurazione di un’aula multimediale al liceo Lorenzini di Pescia (Foto d’archivio)

Montecatini, uno dei problemi è la scelta delle piattaforme da utilizzare per raggiungere il maggior numero di studenti

MONTECATINI. Attività didattiche sospese ma scuole aperte (finora) per garantire il presidio e l’organizzazione. Il decreto partorito dal Governo nella serata di sabato non poteva però non portare ulteriori restrizioni e indicazioni da parte dei dirigenti scolastici, anche nella nostra zona. Così, fin da lunedì mattina, gli istituti hanno iniziato a organizzarsi con videoconferenze.. All’alberghiero Martini di Montecatini si sono susseguiti meeting multimediali. Riunioni per materia, consigli straordinari fissati in precedenza per qualche problematica relativa agli studenti, consigli di classe ordinari, confronti per la didattica a distanza.

Hanno cominciato a collegarsi con vari strumenti e app disponibili: Google Meet è certamente la più funzionale ma poche scuole se la possono permettere, almeno per ora. Occorre infatti che tutti, studenti e docenti, abbiano a disposizione un indirizzo email istituzionale. Così, sempre su Google Suite, è disponibile Hangouts. Sia l’uno che l’altro vanno associati a una app da scaricare sui device.


C’è poi Skype, più limitato perché mette un limite nel numero dei contatti che possono essere invitati. Una fetta più piccola di insegnanti si affida a Edmodo.

Insomma, le possibilità sono tante e per tutti i gusti e le esigenze. Ma il denominatore è comune: privilegiare non solo il lavoro didattico a distanza ma pure quello operativo. Del resto, proprio grazie ai decreti emanati per far fronte all’epidemia di coronavirus, tutta l’attività effettuata a distanza in ambito scolastico ha il medesimo valore legale delle operazioni svolte in presenza.

Scrive Anief (l’Associazione nazinale insegnanti e formatori): “Consapevoli delle grandi difficoltà che questa scelta comporta, concordiamo con la decisione di fermare le scuole di tutta Italia fino al 15 marzo. A questo punto, diventa indifferibile la necessità di attivare interventi di didattica a distanza (DaD) per garantire il diritto all’istruzione degli studenti. I docenti sono pronti a fare la loro parte purché si tenga la barra dritta sul rispetto delle norme e si eviti il rischio del digital divide, concreto se pensiamo che non tutte le famiglie hanno a disposizione connessioni, computer o tablet. Lo stop fino a metà marzo delle attività didattiche in tutte le scuole italiane rende urgente l’attivazione degli interventi di DaD, necessari per far sì che il diritto all’istruzione dei nostri studenti venga garantito. Purtroppo il percorso di implementazione della didattica a distanza, pur considerando la presenza di buone pratiche in alcune realtà, registra nel nostro Paese una situazione di generale ritardo”. —