Paziente massacrò il compagno di stanza, il suo psichiatra finisce sotto processo

La casa famiglia di Massa e Cozzile dove uno dei pazienti, Gianluca Lotti, massacrò a colpi di accetta il compagno di stanza, Massimo Tarabori, anch’egli con problemi mentali

Pistoia, la procura punta il dito sulla decisione del medico di inserire l’assassino in una casa famiglia a bassa sorveglianza

PISTOIA. Il proscioglimento da parte del gup nel marzo 2016, il ricorso presentato dai famigliari del paziente ucciso, la sentenza di annullamento della Corte di cassazione, la nuova udienza preliminare e il rinvio a giudizio da parte di un altro gup. Un percorso giudiziario travagliato quello che ha portato al processo che vede sul banco degli imputati l’ex responsabile dell’unità funzionale di Salute mentale di Pistoia, Luigi De Luca. Lo psichiatra, 62 anni, è accusato di omicidio colposo nell’ambito dell’agghiacciante assassinio avvenuto il 17 gennaio 2014 in una casa famiglia di Massa e Cozzile, dove uno dei pazienti, Gianluca Lotti, massacrò a colpi di accetta il compagno di stanza, Massimo Tarabori, anch’egli con problemi mentali.. Il processo, che sarebbe dovuto partire ieri mattina con la fase dibattimentale davanti al giudice monocratico Raffaella Amoresano, ha subito tuttavia un altro stop: è stato rinviato al prossimo febbraio a causa dell’astensione proclamata dagli avvocati penalisti.

L’ex primario, secondo la procura, avrebbe predisposto per Gianluca Lotti un piano riabilitativo del tutto inadeguato e insufficiente rispetto a una pericolosità sociale evidentemente non correttamente valutata. E, soprattutto, una struttura a bassa intensità assistenziale non sarebbe stata compatibile con le condizioni mentali di un paziente che aveva già ucciso e che, per quel delitto, aveva alle spalle sedici anni passati tra carcere e manicomio giudiziario: il 20 settembre 1998 Lotti massacrò a colpi di spranga e di bastone la fidanzata ventenne.


Secondo la procura, il secondo delitto fu conseguenza di un errore dello psichiatra pistoiese, allora responsabile di Salute mentale-zona Pistoia dell’Asl 3 e “case manager” del piano riabilitativo individualizzato redatto per il pluriomicida: il 41enne pistoiese non si sarebbe dovuto trovare nella residenza dell’associazione “Un popolo in cammino”. Dopo 6 anni passati nel carcere di Prato e 8 all’Opg di Montelupo, Gianluca Lotti aveva trascorso un periodo di detenzione di un anno all’interno della Residenza per l’esecuzione della misura di sicurezza sanitaria “Le Querce”, a Firenze, per poi essere trasferimento in una struttura aperta, sempre in libertà vigilata, ma senza vigilanza.

Erano all’incirca le 22,40 del 17 gennaio 2014 quando nella casa famiglia, che ospitava persone affette da disturbi mentali giudicati di lieve entità, si era consumato il feroce delitto. Questa volta, a cadere sotto i colpi di Gianluca Lotti era stato Massimo Tarabori, 53 anni, di Pescia, una vita quasi interamente passata tra una struttura e l’altra, per contrastare la sua malattia psichica, e da diverso tempo ospite nella casa famiglia, che ospitava i pazienti seguiti dall’Asl pistoiese.

Per quel delitto, Lotti, che si era subito costituito telefonando egli stesso alla polizia, è stato condannato a 30 anni di reclusione il 20 marzo 2015, processato con il rito abbreviato davanti al gip del tribunale. Ritenuto semi-infermo di mente, al termine della pena dovrà passare altri 3 anni in una casa di cura e custodia.