L’ombra del bullismo alla base del suicidio della studentessa

Sembra che la giovane avesse raccontato di pesanti battute di colleghi universitari perché proveniva da una famiglia umile

MONSUMMANO. Stanno indagando i carabinieri della stazione di Monsummano sulla tragica morte della studentessa universitaria ventenne (di cui non facciamo il nome nel rispetto del codice deontologico dei giornalisti per i casi di suicidio) che, venerdì pomeriggio, si è gettata dal quarto piano del palazzo in cui vive la sua famiglia, a Cintolese. Anche perché, all’origine del gesto estremo compiuto dalla giovane, potrebbe esserci il mostro subdolo che attanaglia la nostra società: il bullismo.

La ragazza, nata all’estero, proveniva da una famiglia modesta (ma molto conosciuta e stimata, a Monsummano) e questo non le aveva però impedito di andare a studiare, grazie a una borsa di studio, in un ateneo di Roma. E, secondo quanto è emerso da alcuni racconti, è proprio nella capitale che la giovane avrebbe incontrato chi la derideva. Per il fatto che “una come lei” (straniera e figlia di genitori con un lavoro “comune”) potesse permettersi di frequentare (con ottimi risultati, oltretutto, secondo quanto riportato da chi la conosceva) l’università. Vessazioni psicologiche e minacce: questo sarebbe quello che la ragazza era costretta a subire, quasi quotidianamente. E anche attraverso il telefono cellulare, che ora si trova nelle mani degli inquirenti, sarebbero arrivate quelle intimidazioni che le davano il tormento.

Era tornata a casa da Roma giovedì scorso, il giorno prima della tragedia. E pare che non ce la facesse più a sopportare, voleva andare a parlare con i carabinieri. Sembra che volesse vuotare il sacco e raccontare quello che aveva subito finora in silenzio. Si era preparata e, probabilmente, sarebbe andata alla Stazione di via Caduti di Nassirya. Perché invece abbia deciso di lanciarsi nel vuoto, solo le indagini potranno forse scoprirlo.

Ma c’è anche chi non esclude che la studentessa avesse palesato a chi si trovava all’altro capo del telefono l’intenzione di denunciarli e le minacce allora potrebbero essere continuate via messaggio, al punto tale da spingerla a togliersi la vita. Erano circa le 14 di venerdì quando la ventenne è salita al quarto piano dell’edificio e si è gettata dalla finestra. In casa c’erano la madre e altri familiari, i primi a essersi resi conto della tragedia consumata. Immediata la chiamata ai soccorsi che ha fatto scattare il tempestivo intervento di un’ambulanza della Misericordia di Monsummano e l’automedica del 118 di Lamporecchio. Ma, alla fine, i sanitari non hanno potuto far altro che constatare il decesso.

È una comunità ferita, quella di Monsummano. In moltissimi, in un’instancabile processione, hanno voluto far sentire la loro vicinanza alla famiglia della giovane. «Sono persone molto conosciute – commenta la sindaca Simona De Caro – e per noi è stata una doppia tragedia. Sono stata da loro, è stato straziante. Ma mi sono resa conto che quella famiglia ha bisogno di sentire il calore di una comunità». Quella stessa comunità che si è stretta intorno al dolore dei familiari. Da venerdì, i vicini che abitano nello stesso quartiere non riescono a darsi pace. Loro, quella ragazza educata e introversa, la conoscevano poco. Ma ora chiedono soltanto, per lei, che la verità venga fuori. 

 


 

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