Maxi evasione Iva sul carburante dalla Slovenia, caccia al malloppo sparito

La sede degli Angeli Petroli

Pescia, ora inizia la parte più difficile nell’indagine sull’importazione di carburanti dalla Slovenia: bisogna trovare i 30 milioni

PESCIA. Gli arrestati «effettuano costanti spostamenti di capitali all’estero». Sta in questo inciso del gip Patrizia Martucci la parte più complicata, e più importante, del procedimento penale che giovedì ha portato all’arresto di sei persone (Riccardo Lavuri, Massimo e Marco Angeli in carcere, Stefania Sorani, Patrizio Ruscio e Andrea Angeli ai domiciliari) nell’ambito dell’inchiesta del sostituto procuratore Claudio Curreli sull’importazione di carburante dalla Slovenia nel quale la guardia di finanza ipotizza un’evasione dell’Iva pari ad oltre 30 milioni di euro.. Il riferimento allo spostamento dei capitali all’estero fa intuire quanto sarà difficile per gli inquirenti recuperare in tutto o in parte il denaro che si ipotizza sia stato sottratto all’erario. Perché è vero che il gip Martucci ha disposto il sequestro preventivo di beni fino a un totale di 30 milioni e 196.499 euro, ma nessuno al momento conosce la consistenza dei beni “aggredibili” dallo Stato. E cioè se il valore delle quote societarie, dei conti correnti e degli immobili riuscirà a raggiungere quella soglie.

È un aspetto, questo, forse ancora più importante delle stesse misure di custodia personali, perché l’esperienza di questi casi (e del caso specifico) insegna che qui il vero oggetto del contendere sono proprio i soldi. Quelli che ci sono e quelli che sono spariti. Perché i principali personaggi dell’inchiesta, a cominciare dalla figura chiave di Massimo Angeli, cinquantunenne di Buggiano, secondo il giudice hanno dato ampia dimostrazione della volontà di continuare nelle loro attività illecite pur avendo già subito condanne in primo grado per gli stessi motivi e sapendo che le forze dell’ordine indagavano sui loro affari. Massimo e Marco Angeli, oltre a Stefania Sorani, sono già stati condannati in primo grado per associazione a delinquere e violazione delle norme in materia di accise. «La stessa evoluzione del sistema criminoso all’indomani dell’applicazione della prima misura cautelare (nel 2016, ndr) - scrive il giudice - dimostra in maniera chiara e incontrovertibile come in analoghe occasioni i prevenuti assumeranno, come già hanno dimostrato di saper fare, le medesime condotte».


Ecco perché il gip ha firmato le ordinanze di custodia in carcere e ai domiciliari e la Procura ha chiesto e ottenuto, oltre al sequestro preventivo, anche il sequestro “per equivalente”, cioè la possibilità di aggredire i beni riferibili agli indagati fino alla concorrenza dei famosi 30 milioni di euro.

La stessa Procura non ha idea in questo momento di quanto rimarrà nella rete. Gli indagati, se la ricostruzione degli inquirenti si rivelerà fondata, hanno avuto tutto il tempo di mettere al sicuro il profitto della presunta evasione dell’Iva. Ora comincia il lavoro più difficile della Finanza, la ricerca del malloppo sparito.

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