Figlio conteso, artigiano fatto pestare dall'ex compagna

La dirigente del commissariato di Montecatini Mara Ferasin con alcuni dei suoi investigatori (foto Nucci)

Buggiano, dalle minacce alle botte: la donna e i due uomini sono stati arrestati, il padre del bimbo è finto all'ospedale con 25 giorni di prognosi

BUGGIANO. "Vedrai, quando arrivi per riportarmi il bambino trovi due che ti massacrano di botte. Vedrai". Ma lui le minacce della sua ex compagna non le aveva mai prese sul serio. Neppure quella domenica di fine agosto. Sbagliando. Aveva fatto appena in tempo a scendere dall’auto davanti a casa della donna, a Buggiano, che due uomini gli si erano parati davanti. E lo avevano tempestato di cazzotti, e poi di calci, quando era finito a terra con una caviglia fatturata e contusioni a non finire. Davanti al bambino. Dopo il pestaggio, le minacce: se ci denunci ti ammazziamo. Il quarantenne artigiano di Monsummano non si era però lasciato intimorire e la mattina dopo era andato alla polizia.

Giovedì 19 pomeriggio, per la sua ex compagna e i due uomini è scattato l’arresto. Ad eseguire la misura cautelare concessa dalla gip del tribunale di Pistoia Patrizia Martucci su richiesta della pm Linda Gambassi sono stati gli investigatori della squadra di pg del Commissariato di Montecatini. Gli stessi che in appena una settimana di indagini erano riusciti a dare un nome e un volto ai due aggressori, uno dei quali è il nuovo compagno della madre del bimbo.

Entrambi poco meno che quarantenni, così come la donna (non forniamo particolari sulle loro identità per non rendere identificabile il minore) sono finiti ai domiciliari con il braccialetto elettronico: uno a Empoli e l’altro a Pescia. Per la donna invece niente braccialetto. Tutti e tre con precedenti, sono accusati di lesioni personali pluriaggravate in concorso (25 i giorni di prognosi nel referto del pronto soccorso), la donna anche di minaccia grave.

Come detto, l’episodio è avvenuto domenica 27 agosto. Al culmine di un rapporto fra ex compagni che si era sempre più deteriorato, soprattutto per via della causa civile in corso fra loro, per la definizione delle questione relative alla custodia del figlio, che non ha ancora tre anni.

Ultimamente le lamentele della donna riguardavano proprio il bambino, di come tutte le volte che il padre glielo riportava dopo il finesettimana passato con lui (così come stabilito dal giudice) il piccolo cominciasse a piangere a dirotto: «Colpa tua, con te non sta bene, lo tratti male». Discussioni continue. Accuse più volte ripetute. Così come le minacce di fargli trovare prima o poi qualcuno che lo avrebbe picchiato quando fosse arrivato lì a casa sua.

Per l’artigiano invece il bambino piangeva perché non voleva stare con la mamma, perché voleva ogni volta restare con lui. E quella domenica sera, mentre lo riaccompagnava in auto, aveva registrato il suo pianto con il cellulare e aveva inviato un messaggio vocale alla ex per dimostrare la sua tesi. Lei gli aveva risposto immediatamente: «Riportalo subito qui, vedrai che ci sono due che ti aspettano per picchiarti».

Lui aveva pensato alla solita vuota minaccia. Si sbagliava. Quando attorno alle 23,30 era arrivato a destinazione, a Buggiano, aveva scorto i due uomini uscire dalla casa della ex e dirigersi verso di lui con fare deciso. Pensando a una semplice discussione, aveva messo il cellulare in modalità registrazione (non si sa mai), era sceso dall’auto e lo aveva appoggiato sul tetto. Il tempo di farlo, ed erano cominciati i cazzotti. Ovunque. Una volta finito a terra – mentre la donna nel frattempo prendeva il bambino dall’auto per poi tenerlo in braccio ad assistere alla scena – l’artigiano era stato tempestato di calci e lasciato lì. Davanti ai testimoni che, sentite le urla, avevano cominciato ad affacciarsi alle finestre.

I tre poi, erano rientrati in casa, dopo aver afferrato dal tetto dell’auto il cellulare: telefono che poi era stato riportato alla vittima da uno dei due uomini, semidistrutto.

La mattina dopo, l’artigiano, nonostante le minacce, era andato al Commissariato di Montecatini per sporgere denuncia. Immediate le indagini degli uomini guidati dal vicequestore Mara Ferasin. Le descrizioni della vittima, le testimonianze dei vicini di casa, i messaggi telefonici, e dopo una settimana tutti i protagonisti dell’aggressione avevano un volto. Prove grazie alle quali il pm Linda Gambassi ha chiesto la misura cautelare nei loro confronti, per il rischio di reiterazione del reato e per la loro pericolosità sociale.

Giovedì pomeriggio, gli arresti.

 

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