«Larciano deve rientrare nel Centro di ricerca»

Il Padule di Fucecchio

Il gruppo di opposizione "Alternativa per cambiare Larciano" va all'attacco: il Comune spieghi i veri motivi per cui è uscito dal cd

LARCIANO. «Chiediamo con forza, all’amministrazione comunale di Larciano, di spiegare i veri motivi dell’uscita dal consiglio di amministrazione del Centro di Ricerca, Documentazione e Promozione del Padule di Fucecchio e di non nascondersi dietro al presunto risparmio rappresentato da una ridicola quota associativa».

Il gruppo consiliare di opposizione "Alternativa per cambiare Larciano", con i consiglieri Stefano Del Rosso e Stefano Pieri, va all’attacco. Vogliono chiarezza, infatti, sulla vicenda e, per questo, hanno presentato una mozione con cui chiedono di entrare di nuovo a far parte del Centro, «affinché continui a essere una ricchezza invece di essere distrutto dalla volontà politica».


«La nuova struttura – ricordano i consiglieri – data in gestione al Centro, venne inaugurata nell’ottobre del 2013. Tutto d’un tratto, però, nel 2014, l’incantesimo si rompe e il Comune di Larciano, con Lamporecchio, Ponte Buggianese e Altopascio, esce dal Centro. Addirittura Federica Fratoni, oggi assessore regionale, non mostra più quell’entusiasmo di un tempo».

«Il motivo addotto dal Comune di Larciano – proseguono – è stato che, trattandosi di una onlus, non poteva continuare a vivere solo grazie ai soldi pubblici. È giusto puntualizzare, però, che la quota associativa di cui parliamo è di appena 1.500 euro all’anno: una cifra necessaria per promuovere una struttura che sorge sul territorio di Larciano, che ha una corsia preferenziale per poterne fruire (la vicinanza alla statale Francesca) oltre alle innumerevoli possibilità per sviluppare politiche turistico-ambientali con minimi sforzi».

«Per questo – concludono – crediamo che la promozione turistica operata dal Centro, grazie anche alla professionalità dei suoi operatori, sia una ricchezza da incentivare e non da affossare». (m.t.)