Aggredirono nonna e nipotina di 5 anni in casa: quattro condannati

Il capo della Mobile Antonio Fusco con il questore Salvatore La Porta

Pieve a Nievole, banditi e mandanti furono scoperti dalla Squadra Mobile di Pistoia

PIEVE A NIEVOLE. Se li era trovati davanti all’improvviso, nel corridoio. E subito i due banditi avevano cominciato a tempestarla di pugni, al volto e sulla testa, scaraventandola a terra. Per sapere dove fosse la cassaforte in cui teneva i suoi gioielli. E quando la donna aveva cominciato ad urlare, uno dei due aveva afferrato per la gola la nipotina di cinque anni: «Stai zitta se no ammazziamo la bambina». Inutilmente. Lei ha continuato a gridare, ancora più forte, a chiedere aiuto. Alla fine i banditi erano stati costretti a fuggire a mani vuote, saltando a bordo dell’auto su cui, in una traversa di via Empolese, a Pieve a Nievole, li attendeva il complice.

Erano all’incirca le 15 del 13 luglio dello scorso anno. Ieri mattina, accusati di tentata rapina e di lesioni, per due dei tre esecutori materiali e per i due mandanti del fallito colpo – individuati grazie alle indagini degli investigatori della Squadra Mobile di Pistoia – sono arrivate le condanne. Processati per rito abbreviato, il giudice dell’udienza preliminare Patrizia Martucci ha inflitto 3 anni e 4 mesi di reclusione ai due mandanti Beniamino Peloso, 63 anni, e Wiliam Baldo, 38, entrambi di Torre Cajetani (Frosinone), e a Piero Lucci, 54 anni, anch’egli della cittadina del Frosinate, che era alla guida dell’auto e ritenuto l’organizzatore della fallita rapina. Condannato a 2 anni e 8 mesi invece Alexander Richard Colon Disla, dominicano di 23 anni residente a Terni, che, assieme al connazionale Cornelio Tiburcio Abreu, 29 anni, residente a Desenzano del Garda ma attualmente irreperibile, era entrato nella villetta della donna (63 anni) per eseguire il colpo.

Un colpo, secondo quanto poi ricostruito dai poliziotti della Mobile guidati dal vicequestore Antonio Fusco, ideato dal Peloso, che con la vittima aveva convissuto per 13 anni a Frosinone: per questo sapeva che la donna teneva nella sua abitazione tutti i propri gioielli, di ingente valore. L’uomo ne aveva parlato con Baldo, che avrebbe poi fatto da tramite con Piero Lucci. Che a sua volta aveva messo insieme una banda di sudamericani (all’inizio, tre o quattro in tutto) con cui era arrivato in Valdinievole.

A loro, gli investigatori erano arrivati grazie ad un paziente e meticoloso lavoro di indagine. Analizzando tutte le riprese delle telecamere comunali avevano controllato le targhe di tutte le auto passate nella zona prima e dopo la fallita rapina, scoprendo che una Saab nera apparteneva ad un cerro Piero Lucci, residente proprio nel paese in cui la vittima aveva convissuto per anni col Peloso. Intercettazioni telefoniche e ambientali e appostamenti nel corso delle lunghe trasferte frosinati avevano confermato che non si trattava di una coincidenza. E, grazie alle prove raccolte, il 23 novembre successivo erano scattate le misure cautelari. (m.d.)