Costretta a vivere isolata dal mondo, lancia un appello per curarsi

Sara Angemi nella casa dei nonni in campagna, insieme al suo cane (Foto Nucci)

Sara, 22 anni, di Ponte Buggianese, ha scoperto che in Inghilterra c’è un ospedale all’avanguardia per la sua malattia ma servono tanti soldi

PONTE BUGGIANESE. Negli ultimi tre anni la sua malattia è peggiorata. Da piccola i primi sintomi: diarrea, sfoghi cutanei, forti mal di pancia ed emicranie. I dottori derubricavano il suo stato a forte reazione allergica. Soltanto che la sua incompatibilità affiorava con qualsiasi tipo di sostanza: profumi, detersivi, fumi di caldaia e caminetto, inchiostro.

Sara Angemi, 22 anni, in realtà è affetta da Sensibilità chimica multipla, una malattia rara che in pochi riconoscono (e in sostanza nessuno sa curare), e che si manifesta in modo differente da persona a persona. Viene considerata una patologia psicosomatica, e per questo è affrontata attraverso supporti psicologici. «Non posso neppure più dormire nel mio letto di cotone organico. Riesco a stare all’aria aperta, ma fuori dalle zone urbane, lontana dal contatto con le persone». Sara ha un fidanzato che, ironia della sorte, lavora in un’industria farmaceutica, ha dovuto lasciare l'abitazione dei suoi genitori perché di fronte c'è un traliccio dell’energia elettrica. «E poi mio padre ha lavorato 30 anni in una conceria sempre a contatto con i solventi, e io non posso stargli vicino», dice.

Ora vive nelle casa dei nonni, nell'aperta campagna di Anchione. «Ma io soffro di crisi respiratorie acute anche solo se mi avvicino alla biancheria pulita e agli indumenti di altre persone», aggiunge Sara.

La ragazza ha dovuto lasciare l'istituto Sismondi di Pescia in quarta superiore per le troppe assenze. Ha poi interrotto anche il servizio civile alla Pubblica Assistenza di Ponte. Tiene sempre una mascherina a protezione del viso. Non può uscire nei luoghi pubblici con gli amici. Il compagno è costretto a farsi sempre la doccia prima anche solo di stringerle la mano. «Ho cercato di resistere, lottare, condurre una vita ritirata e alla larga da ciò che mi faceva star male. Presto però non avrò più un posto dove poter stare: nelle ultime settimane non riesco nemmeno a rimanere in camera mia o nel salotto. Sono costretta a sedermi su una poltroncina leggermente reclinabile in cucina. Temo per la mia vita, che non potrà durare ancora a lungo. Non posso prendere alcun farmaco per alleviare i dolori perché le mie allergie riguardano anche la maggior parte dei medicinali. Ho provato anche una terapia omeopatica ma non ha funzionato».

L'unica strada per alleviare le sue sofferenze è una clinica inglese (Breakspear Medical, a Hemel Hempstead nel Regno Unito), ma ogni singolo trattamento costa 30.000 euro. «Questo ospedale vuole un anticipo del 50% solo per farmi l'analisi iniziale - spiega Sara - e c'è anche il problema di raggiungere l'Inghilterra: io non posso prendere l'aereo oppure fare un viaggio troppo lungo in auto. I costi non posso sostenerli».

E così un amico della giovane sta cercando di fondare un’associazione Onlus per agevolare tutte le questioni burocratiche. Ed è stato aperto un conto corrente a suo nome all’ufficio postale di Ponte (Iban: IT 36W07601138 0000100 4002083) perché, dice Sara, «chiedo umilmente, a chiunque potesse, di farmi una piccola donazione, per riuscire ad andare in questo centro medico il prima possibile».