"Amianto nelle tubature, finora nulla è stato fatto per sostituire la rete"

La sede di Acque Toscane a Montecatini

Il Comitato Acqua bene comune replica alle rassicurazioni di Acque Toscane, gestore degli impianti di Montecatini e Ponte Buggianese

MASSA COZZILE. Le notizie che Acque Toscane, il gestore del servizio idrico di Ponte Buggianese e Montecatini, ha fornito a proposito delle tubature in amianto della rete idrica, non sono ritenute per niente rassicuranti dal comitato Acqua bene comune di Pistoia e Valdinievole. "Innanzitutto - scrive il comitato nella controreplica - sostenere che l'amianto presente nell'acqua potabile non rappresenti un pericolo per la salute riteniamo che sia quanto meno un azzardo, basato su un'eccessiva semplificazione della lettura dei dati scientifici che sono diventati patrimonio comune. A mettere l'accento sulla pericolosità è innanzitutto il Parlamento Europeo che con risoluzione del marzo 2013  "Sulle minacce per la salute sul luogo di lavoro legate all'amianto e le prospettive di eliminazione di tutto l'amianto esistente", ha sostenuto come i tumori all'apparato digerente derivino anche dall'ingestione di fibre di amianto contenute in acqua contaminata. Detta risoluzione si basa su indagini epidemiologiche precedenti fra cui, vale la pena ricordare, quella condotta in Norvegia sull'insorgenza di tumori del tratto gastrointestinale (e particolarmente di cancro allo stomaco) legata all'ingestione di acqua contaminata da amianto e pubblicata sulla rivista scientifica "Cancer causes and control" (ed. Springer). Giova inoltre ricordare come la normativa italiana in questo caso sia chiara. Il Decreto ministeriale del 14 marzo 1996 aveva imposto una rapida sostituzione delle condotte in amianto e il controllo della presenza di fibre nell'acqua potabile che passa attraverso tubature in amianto".

"A fronte di questo obbligo - spiega il comitato - poco o niente è stato fatto, tanto che nessun programma di sostituzione delle tubature in amianto, come abbiamo constatato, è stato fino ad oggi avviato. Mentre, per quanto riguarda il monitoraggio della qualità dell'acqua in Toscana, l'unica ricerca finalizzata al rinvenimento di fibre di amianto risale al lontano 1997 (la n. 377/A) con l'evidenza di una contaminazione (all'epoca) del 24% dei campioni analizzati. Risultato tutt'altro che rassicurante e di segno opposto a quanto sottolineato in maniera forse sin troppo pedissequa da Acque Toscane sulla scorta delle dichiarazioni degli assessori regionali Bramerini e Marroni. Ancora una volta ci troviamo a denunciare le falle e le inefficienze della gestione privatistica del servizio idrico, il cui unico scopo è quello di realizzare utili per i soci, a scapito degli investimenti nella rete e del monitoraggio sulla qualità dell'acqua che beviamo. Di fronte al fallimento di questo sistema non possiamo infine che rilevare come gli amministratori locali non abbiano ancora avviato nessun serio percorso per riportare in mano pubblica la gestione del servizio idrico integrato così come richiesto dai cittadini".