Dal vertice in Regione speranze per la Meg

L’obiettivo è ottenere la cassa integrazione per i dipendenti del calzaturificio A rischio 78 posti di lavoro e un’azienda a cui non mancano le commesse

MONSUMMANO. Arrivano buone notizie per il futuro del calzaturificio Meg di via Umbria e dei suoi 78 dipendenti. Dipendenti che, il 23 gennaio prossimo, giorno in cui scade la cassa integrazione straordinaria per crisi (adottata circa un anno fa per 25 di loro), rischiano di rimanere tutti disoccupati. Il tutto a causa di una stretta creditizia che toglie il fiato.

Nel tardo pomeriggio di lunedì si è svolto un incontro nella sede della Regione Toscana con l’assessore alle attività produttive Gianfranco Simoncini. Alla riunione erano presenti i titolari dell’impresa, il sindaco di Monsummano Rinaldo Vanni insieme all’assessore Maria Formica, l’assessore provinciale Paolo Magnanensi, i rappresentanti sindacali, delle Rsu aziendali e di Assindustria.

Sul tavolo la richiesta di prosecuzione della cassa integrazione, questa volta in deroga alla procedura di mobilità straordinaria attivata per crisi: Simoncini ha dimostrato la propria disponibilità e apertura per continuare a sostenere un’azienda che confeziona scarpe di alta qualità e produce per le più importanti griffe del made in Italy.

L’unica incognita sulla strada del totale supporto alla Meg sono i finanziamenti che lo Stato può permettersi di girare alla Regione su questo specifico capitolo d’intervento.

«Dal tavolo di confronto siamo usciti moderatamente ottimisti –spiega il sindaco Rinaldo Vanni – perché ci sono tutte le condizioni per sottoscrivere un accordo che salvi i lavoratori e dia respiro per almeno altri tre mesi all’attività calzaturiera. L’assessore regionale ha evidenziato le enormi difficoltà di reperire ancora fondi per contrastare il problema della disoccupazione, viste anche le condizioni di altre aziende in Regione che hanno bacini più ampi, quindi il problema sono i soldi che arriveranno da Roma. Ma siamo ottimisti: ci sono le basi per proseguire con la cassa integrazione e per sostenere il concordato giudiziale che allunghi i tempi della produzione».

Soprattutto perché alla Meg non sono mancate e non mancano le commesse e, in quei tre mesi, gli attuali titolari potranno ripartire da una nuova società con l’inserimento di altri soggetti industriali. L’unico modo per dare garanzie al Monte dei Paschi di Siena (e non solo) evitando la chiusura e i conseguenti licenziamenti in massa.

«Noi ci batteremo – chiude Vanni – la Meg è una realtà importante (terza azienda di Monsummano per numero di dipendenti e indotto ndr), è un punto di forza e un baluardo da sostenere e mantenere sul territorio».

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