Totò Di Natale, il bomber di provincia che disse “no” alla Juventus

Antonio Di Natale (qui con la maglia dell’Empoli)

Il ritratto del nuovo allenatore della Carrarese. Dai fasti di 12 anni passati a Udine fino alla nuova carriera in panchina con i giovani. L’identikit di un uomo semplice 

Da quel "no" alla Juventus fino alla Nazionale conquistata con l’Udinese, lottando e segnando in provincia: nel mezzo ben 209 gol in A. Per Antonio Di Natale da Napoli, detto Totò, 44 anni da compiere, la "provincia" è stata una scelta di vita fatta da calciatore.

Una scelta in controtendenza. Certo, declinata a suon di gol nella massima serie.

Talmente tanti da arrivare a giocarsi comunque l’Europa, a meritarsi la maglia azzurra della Nazionale (secondo posto all’Europeo del 2012), la palma di capocannoniere della serie A per un paio di stagioni (2009-2010 e l’anno successivo) e le lusinghe della maglia bianconera della Juventus a cui aveva risposto "no, grazie", preferendo il bianconero di provincia, appunto, quello della sua Udinese diventandone una bandiera indiscussa (12 stagione di fila). «Le mie scelte sono sempre state di cuore e di testa, mai di soldi.

Alla Juve ne avrei avuti tanti, poi in una società così importante. Ma la mia priorità era la mia famiglia e volevo chiudere la carriera a Udine, ringraziai la Juve attraverso il mio agente e in pochi minuti fu tutto risolto», le sue parole ai microfoni di Sky Sport a riguardo, proprio nei mesi scorsi. Sono 209, come detto, le reti, solo in serie A.

Tradotto per gli amanti delle classifiche e delle statistiche, rimanendo al calcio più recente, Di Natale davanti nell’albo ha solo un certo Francesco Totti, dietro - ne citiamo uno, ma che "pesa" parecchio - Roberto Baggio. Mica male.

La sua carriera da attaccante inizia tra le giovanili dell’Empoli e poi, come spesso accade, prende la direzione dei campi della serie C (tra cui c’è anche l’anno a Viareggio), a "farsi le ossa", come si dice, in terza serie. Dopodiché il ritorno a Empoli, questa volta con la casacca della prima squadra in serie B: è il 1999; ci resterà fino al 2004 e con la maglia azzurra dei toscani conquisterà la serie A. E qui incrocerà la sua carriera con quella di un allenatore: sì, perché in panchina c’è Silvio Baldini che Di Natale ha sempre considerato come un punto di riferimento. È un "matrimonio" fatto di gol, promozione e un calcio spettacolare che sorprende anche in serie A e che "lancia" entrambi. Baldini va a Palermo, Di Natale andrà poi a Udine, dove rimarrà fino alla fine della carriera da calciatore, nel maggio 2016.

Archiviato il campo, il calcio giocato, arriva l’esperienza sempre a Udine come osservatore, prima del periodo a La Spezia: prima come collaboratore tecnico di Pasquale Marino poi come allenatore dell’Under 17 spezzina. E ora, proprio al posto di quel tecnico che lo aveva lanciato, ecco per la prima volta una panchina tra i professionisti. Un passaggio del testimone, con le due storie che si incrociano nuovamente. Seguendo le voci, le suggestioni, qui a Carrara l’ex attaccante poteva già esserci come calciatore, per chiudere la sua carriera in una sorta di favola con in panchina proprio il "suo" mister dei tempi dell’Empoli. Insomma, pronto a seguire quanto fatto da Ciccio Tavano e Massimo Maccarone. Ora Di Natale arriva per davvero all’ombra delle Apuane; lo fa da allenatore della prima squadra, per cercare una svolta nel rush finale del campionato della Carrarese.

Si comincia con un derby, contro la Lucchese, in casa domenica sera; poi nel cammino di nuovo la maglia bianconera della Juventus, stavolta Under 23, per chiudere infine la regular season tra le mura amiche contro la Pro Vercelli. Tre partite per decidere la stagione giallo azzurra. --

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