Contenuto riservato agli abbonati

Carabinieri di Aulla, la testimonianza in tribunale: «Il brigadiere Fiorentino già a processo, ma non scattò alcun procedimento»

La stazione dei carabinieri di Aulla

La testimonianza in aula del luogotenente Lombardi: «Davanti al giudice di pace nel 2011 con l’accusa di aver picchiato un marocchino»

AULLA. Cosa era accaduto nelle caserme dei carabinieri di Aulla e Pontremoli nei mesi precedenti agli arresti? Che aria tirava? Chi sapeva delle indagini in corso e che provvedimenti furono presi nei confronti dei militari che, a un certo punto, furono definiti “picchiatori” e violenti?

Il processo ai carabinieri della Lunigiana sta entrando nel vivo attraverso le prime testimonianze dei testi chiamati dalle difese dei 23 militari finiti alla sbarra, a vario titolo, per falsificazione di verbali, lesioni, violenze fisiche e sessuali. La posizione più “delicata” in questo processo è quella del brigadiere capo Alessandro Fiorentino, che deve rispondere di molteplici capi di imputazione, tra cui il più grave è quello di violenza sessuale nei confronti di uno straniero. È l’avvocato di Fiorentino, Gianpaolo Carabelli, a interrogare il luogotenente Fabio Lombardi che all’epoca dei fatti era il capo ufficio del Comando provinciale e una sorta di “segretario” del comandante provinciale, il tenente colonnello Valerio Liberatori. Lombardi ha ricordato che «c’era un procedimento a carico di Fiorentino davanti al giudice di pace del 2011: era accusato di aver picchiato un marocchino, ma non c’erano stati mai procedimenti disciplinari a suo carico». Fiorentino non fu mai “ripreso” e continuò a fare il suo lavoro nonostante quel procedimento fosse in piedi da anni. Fino al novembre 2016, quando Lombardi assistette ad una riunione operativa tra vertici dell’Arma, in cui «il tenente colonnello Liberatori», dice in aula davanti al collegio dei giudici, «rivelò che Fiorentino era sotto indagine e che la Procura non voleva fosse divulgata la notizia».

Poco tempo dopo, già nel 2017, Lombardi ascoltò una telefonata tra il comandante provinciale e (presumibilmente) il capitano Fabrizio Cappelletti in cui «si decise di non far più comandare a Fiorentino la sua pattuglia. Non doveva essere lasciato solo per non aggravare la sua posizione». L’avvocato Carabelli riesce a far verbalizzare che in tutto questo tempo, e fino all’arresto del giugno 2017, Fiorentino non aveva mai ricevuto alcun provvedimento disciplinare: «A livello gerarchico», testimonia sempre il luogotenente Lombardi, «decisero di soprassedere in attesa di avere un quadro più chiaro della situazione». Nel giugno 2017 arrivarono le misure cautelari per 23 carabinieri di Aulla e Pontremoli. «Ci stupimmo tutti», dice Lombardi: «Pensavamo che fosse coinvolto solo Fiorentino. Invece, erano molti di più. Pensavo che avessero riaperto le indagini su Fiorentino riguardo la storia del 2011, ma era tutt’altro».

L’avvocato Carabelli, a margine dell’udienza ha spiegato che «si sta cercando di dimostrare che furono indagini a senso unico, fatte in casa dalla Procura con pochi uomini dell’aliquota, tenendo sempre all’oscuro il comando provinciale. Nessuno dei 23 militari indagati è stato mai trasferito, se non uno, da Massa Carrara; tutti sono rimasti in servizio, con note di merito e promozioni in questi anni. Se fossero stati davvero dei picchiatori pericolosi l’Arma li avrebbe isolati e messi in condizione di non nuocere». All’udienza di ieri mattina erano presenti anche rappresentanti del Nuovo sindacato carabinieri per seguire e monitorare le fasi del processo che ha un risvolto importante anche dal punto di vista sindacale.

© RIPRODUZIONE RISERVATA