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Carrara, lo yacht russo "congelato": ecco come verrà gestito in porto il gigante Scheherazade

Vertici e dossier sull’asse Marina di Carrara-Roma per spostare l’imbarcazione: pagherebbe l’armatore 

CARRARA. Spostarla verso la banchina “Eugenio Chiesa” per dare spazio all’intervento su un altro paio di imbarcazioni, proseguire i lavori – ancora per mesi (autunno inoltrato) –, oltre a quelli già preventivati, con l’armatore che provvederà ai costi futuri necessari. L’ok dovrebbe arrivare soltanto venerdì 13 maggio, ma sono questi i punti contenuti nella dettagliata relazione preparata dal colosso della nautica da The Italian Sea Group di Marina di Carrara; una relazione presentata nelle scorse ore, prima dell’incontro con i vertici dell’Agenzia del demanio che si sarebbe tenuto ieri in cantiere; un incontro nel quale presentare quella relazione, quel “pacchetto” che, in caso di parere favorevole atteso per la giornata odierno, consentirebbe al personale dell’azienda carrarese di spostare dal bacino di carenaggio alla banchina Chiesa, nello scalo marinello, il maxi-yacht da 140 metri Scheherazade. Ma non solo, come vedremo, all’interno dell’accordo per la gestione dello yacht.

Da mesi, lo ricordiamo, l’imbarcazione da sogno da 700 milioni di dollari si trova nel cantiere di Carrara per attività di refitting ed è al centro del dibattito sulla proprietà. Secondo i giornalisti del team del dissidente russo Alexsej Navalny apparterrebbe, come detto, al presidente russoVladimir Putin. La proprietà dello yacht, secondo quanto ricostruito dagli investigatori, sarebbe dunque formalmente riconducibile all’ex presidente di Rosneft e proprietario di Villa Altachiara, l’oligarca Eduard Khudaynatov, il cui nome non compare nella lista Ue degli oligarchi sottoposti a sanzioni. Ebbene, rimettendo in fila gli ultimi sviluppi, la scorsa settimana era arrivata la firma del ministro dell’Economia Daniele Franco per il decreto di congelamento sull’imbarcazione. Tornando alla relazione, prima dovrà incassare il parere favorevole romano: in caso di ok, prima sarà spostato per una settimana nella banchina “Chiesa”; questo perché l’azienda carrarese dovrà intervenire su altri due natanti importanti e quindi ha necessità di trasferire momentaneamente il maxi-yacht “congelato” dal decreto romano.

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Poi il mega-yacht dovrebbe tornare al centro di altri interventi fino ad autunno inoltrato e non a fine estate, come sembrava inizialmente. Ai pagamenti – al vaglio del comitato per la guerra – provvederà dunque l’armatore, così come per lo stazionamento dell’equipaggio dell’imbarcazione del comandante britannico Guy Bennett Pearce. «Non solo ha bisogno di interventi all’impianto elettrico e al generatore, ma aveva anche bandiera dismessa. Quindi non si sarebbe mossa da qui. E gli ulteriori lavori che pagherebbe l’armatore sono un’ulteriore rassicurazione a chi ha mosso preoccupazioni occupazionali», il punto del legale dell’azienda carrarese Tommaso Bertuccelli.



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