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Massa, le tasse sul marmo ferme a poco più del 10 per cento: pesa l’impasse normativo

Uno scorcio delle cave apuane

Non sono stati adeguati i valori medi e non c’è ancoraun vero e proprio canone concessorio, ma una quota fissa

MASSA. Lo scorso 25 aprile, il Tirreno segnalava che il pianeta lapideo e le cave a Massa stanno vivendo un momento d’impasse, e che in sostanza è tutto fermo tra il ricorso al Tar della Regione e le osservazioni ai piani attuativi; ricordiamo che, in particolare la Regione contesta il regolamento comunale nella parte che disciplina la cosiddetta filiera corta. Alla luce di questa situazione di stallo, al momento è impossibile stipulare convenzioni con i concessionari. Dal 25 aprile qualcosa si è mosso, come spieghiamo a parte la giunta ha adottato una delibera il 3 maggio, “atto di indirizzo per avviso esplorativo: indagini di mercato per la ricerca di sistemi e tecnologie idonee al monitoraggio e tracciamento geografico del materiale estratto dalle cave massesi”. Nel frattempo, sul piano della tassazione i ritardi si fanno sentire, e l’impressione è che ad oggi ci siano dei mancati introiti.

COSA DICE LA NORMATIVA

La legge regionale 35/2015 all’articolo 36 prevede un contributo di estrazione e un canone concessorio. “Per l’estrazione di materiali da taglio il titolare dell’autorizzazione versa al comune un contributo rapportato alla quantità e qualità del materiale per usi ornamentali estratto, in applicazione degli importi stabiliti dal comune stesso, pari al dieci per cento del valore medio di mercato del materiale. Per i derivati dei materiali da taglio, il titolare dell’autorizzazione versa un contributo, stabilito dal comune, anche oltre il limite del 10,50 per cento del valore di mercato e comunque non superiore a 4,20 euro per tonnellata”. Inoltre, “il concessionario è tenuto a corrispondere al Comune il canone concessorio determinato in sede di gara. Il canone posto a base di gara è commisurato al valore medio di mercato della tipologia dei materiali oggetto della concessione e alla stima della quantità di materiale da estrarre per la durata della concessione”.

Sempre l’articolo 36 spiega che “L’entità complessiva delle somme dovute a titolo di contributo di estrazione per i materiali da taglio ed il canone concessorio per gli stessi materiali è fissata entro il limite del 15 per cento del valore di mercato dei materiali medesimi”.

Riassumendo, la legge regionale stabilisce quali sono le entrate di un Comune del comprensorio Apuo-Versiliese derivanti dalla estrazione del marmo: il Contributo di estrazione su blocchi semisquadrati ed informi, pari al 10% del valore medio di mercato dei marmi estratti (art. 36 comma 1) ; il Contributo di estrazione per derivati e scaglie (art. 36 c. 2) ed il Canone concessorio (art. 36 commi 4 e 5) .

Tralasciando il Contributo di estrazione per derivati e scaglie, le cui entrate sono marginali, il grosso delle entrate di un comune apuo-versiliese soggetto alla estrazione del marmo, derivano dal Contributo di estrazione su blocchi semisquadrati ed informi e dal Canone concessorio.

IL CASO MASSA

Ad oggi però il Comune di Massa limita le proprie entrate a poco piu del 10% (lontano dal 15% tetto massimo previsto dalla legge) dei valori di mercato di blocchi semisquadrati ed informi, peraltro calcolati nell’anno 2018 con la deliberazione di giunta 381 del 23/12/2018 e da allora mai rivisti, nonostante la previsione di aggiornare tali valori entro il 2021, contenuta nel dispositivo di quella Deliberazione. A tali valori viene aggiunto, alla pesa di blocchi semisquadrati ed informi, il cosiddetto Canone marmo, nella misura fissa di 7,12 euro alla tonnellata, come stabilito dalla Deliberazione di giunta 24 del 23/12/2019. Al punto 10 del dispositivo della Deliberazione di Giunta 381/2018 si stabilisce che i valori di mercato di blocchi semisquadrati ed informi ai quali applicare il contributo di estrazione abbiano validità triennale e quindi 1/1/2019-31/12/2021. Un concetto ribadito dall’articolo 14 del Regolamento sugli Agri Marmiferi, approvato con Deliberazione di Consiglio comunale 219 del 4/12/2020.

LE CONSEGUENZE

Il mancato previsto adeguamento per il 2022 dei valori di mercato dei marmi estratti e la conseguente applicazione dei valori calcolati nel 2018, secondo alcuni osservatori, sta determinando in un periodo come quello attuale caratterizzato dalla inflazione un notevole impoverimento delle entrate comunali per quanto attiene il Contributo di estrazione, quello relativo a blocchi semisquadrati ed informi. Inoltre la mancata approvazione, da parte del Comune di Massa, dei Pabe (piani attuativi dei bacini estrattivi) determina la materiale impossibilità di dare piena e concreta applicazione alla 35/2015, attraverso il rilascio di nuove concessioni/autorizzazioni, mediante procedura di proroga o di nuovo rilascio a seguito di procedura di evidenza pubblica, alla scadenza delle concessioni/autorizzazioni rilasciate ai sensi della legge regionale 78/1998. Non solo: la mancata approvazione dei Pabe da parte del Comune di Massa impedisce anche l’applicazione del Canone concessorio (art. 36 commi 4 e 5, abbiamo visto) alle nuove concessioni/autorizzazioni, rilasciate mediante procedura di proroga o di nuovo rilascio a seguito di procedura di evidenza pubblica. Il Regolamento Comunale ha stabilito all’articolo 12 di applicare il Canone concessorio in misura non inferiore al 3% rispetto al valore di mercato dei marmi estratti.

È un po’un cane che si morde la coda: il Comune di Massa non può rilasciare nuove concessioni/autorizzazioni perché non ha approvato i Pabe; non può prorogare le concessioni/autorizzazioni esistenti in base alla premialità prevista dal Regolamento, da un lato perché il Regolamento è stato impugnato dinanzi al Tar dalla Regione proprio sulla premialità di filiera locale, e dall’altro perché il Comune non ha approvato i Pabe; non può applicare ai concessionari il Canone concessorio, stabilito dal Regolamento, perché non può ne prorogare le concessioni né rilasciare nuove concessioni perché non ha approvato i Pabe.