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Duemila tamponi al giorno nelle farmacie di Massa Carrara. E c’è chi chiede di fare il test anche di notte

Pazienti in coda per sottoporsi ad un tampone in farmacia

Il presidente di Federfarma: «Macché business, il nostro è un servizio. Accanto ai cittadini in questo momento difficile»

MASSA-CARRARA. In un comune piccolo come Zeri, la sua farmacia – racconta Paolo Natale, presidente di Federfarma Massa Carrara – è un presidio. Il numero di telefono di Paolo, il farmacista del paese, ce l’hanno tutti e c’è chi, in preda al panico, lo chiama pure a mezzanotte e lo implora di fargli il tampone. Non ha sintomi, non un colpo di tosse o una linea di febbre, ma non riesce a dormire, ha bisogno di escludere il Covid. Paolo Natale alza la serranda, accoglie il paziente, lo rasserena e lo sottopone al tampone. Perché farmacia – assicura Natale – oggi più che mai equivale a servizio.

Dottor Natale, è un periodo pesante per le farmacie....


«Lo è davvero ed è un periodo che ormai si protrae da lungo tempo, la mole di lavoro è enorme. I farmacisti stanno dando un contributo importante al monitoraggio dei contagi, supportiamo la Regione e l’azienda sanitaria e da inizio anno ci occupiamo anche dei tamponi di fine isolamento e fine quarantena che comportano un altro onere importante, quello di gestire le agende. Per fine quarantena ed isolamento, infatti, il test antigenico si prenota attraverso il portale unico regionale e l’Asl, in base a quelle prenotazioni, ogni giorno ci fornisce la lista dei pazienti da sottoporre a tampone di controllo».

Il tampone è diventato ormai routine. Ma quanti se ne fanno ogni giorno a Massa Carrara.

«Beh, ci sono farmacie che ne fanno anche 300 al giorno. È chiaro che in una realtà come Zeri, dove lavoro, i numeri – anche per i pochi residenti – siano molto più contenuti. Ma credo si possa dire che indicativamente, su tutto il territorio provinciale, vengono eseguiti 2mila tamponi al giorno nelle farmacie».

Tantissimi tamponi, una mole enorme di lavoro, ma anche un guadagno importante per le farmacie?

«Assolutamente no. Davvero mi sembra ingiusto parlare di un business per le farmacie, piuttosto la nostra categoria si è messa in gioco, a fianco dei cittadini, ha esteso il suo ruolo, ha messo a disposizione dei cittadini le sue conoscenze. Basti pensare alla distribiuzione gratuita delle mascherine. Il business con i tamponi non c’è: il costo è stato giustamente calmierato, noi sosteniamo le spese per l’acquisto dei test e quelle, importanti, per lo smaltimento trattandosi di un rifiuto “speciale”. Ci sono poi i costi per riorganizzare gli spazi e quelli per il personale: per garantire il servizio alcune farmacie hanno fatto assunzioni. Piuttosto il farmacista ha cercato di adattare al meglio il suo ruolo per far fronte alla pandemia».

Riadattare il suo ruolo, ci spieghi meglio...

«Beh, la farmacia, oggi più che mai, è un presidio, sul territorio. In questa fase pandemica, abbiamo messo a disposizione del cittadino le nostre conoscenze, lo abbiamo sostenuto, rassicurato. Molte farmacie hanno allungato l’orario pergarantire i tamponi al di fuori del regolare orario di apertura. Davvero la nostra è quasi una vocazione in questa fase».

Lei parla di aiutare, rassicurare, tranquillizzare. Ci sono così tante persone spaventate?

«Ce n’erano tante e tante ce ne sono ancora. Ci sono persone che raccontano di avere problemi di ansia, di non dormire. Noi le ascoltiamo e invitiamo a rivolgersi al medico. C’è chi mi ha contattato a mezzanotte perché gli facessi un tampone nonostante non avesse sintomi, solo per paura. Sono ansiosi gli adulti e spesso quell’ansia viene trasmessa anche ai più piccoli. C’è chi viene in farmacia per chiedere delucidazioni sulle norme, sul green pass, sulle regole di accesso nei locali pubblici. La speranza è che davvero si passi da una fase pandemica ad un fase endemica in cui il virus faccia meno paura. Anche per una riconquista della tranquillità».

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