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Cure intermedie a Massa, aggiunti 20 nuovi letti. L’80% dei pazienti non si era vaccinato

Il dottor Claudio Rasetto che dirige le cure intermedie Covid al vecchio ospedale di Massa

Il punto con il dottor Claudio Rasetto: mai stati vuoti, neanche in piena estate, ma sui prossimi mesi sono ottimista

MASSA. Le telefonate arrivavano da tutti gli ospedali dell’Asl, da tutti i pronto soccorso. I venti posti letto al terzo piano del vecchio ospedale di Massa non bastano più: le cure intermedie iniziano la loro “espansione” la scorsa settimana. E nell’arco di 5 o 6 giorni anche il quarto piano accoglie pazienti in dimissione, ma ancora positivi al Covid e con necessità di assistenza. Un reparto “ad elastico”, quello di cure intermedie, con un incremento di posti letto ad ogni picco epidemico e l’obbiettivo di alleggerire le strutture ospedaliere consentendo loro di proseguire con la regolare attività ambulatoriale e chirurgica. A far il punto è il dottor Claudio Rasetto che le intermedie le dirige.

Dottore, 20 nuovi posti letto. Qual è la situazione?


«I posti letto sono stati attivati al quarto piano del vecchio ospedale massese e, rispetto agli altri 26 già attivi, sono a più bassa intensità. Accolgono pazienti con un quadro clinico meno impegnativo, spesso più giovani, quindi anche con maggiore autonomia. Con l’attivazione dei nuovi 20 posti letto, è stata incrementata la presenza del medico: se alle intermedie era assicurata, appunto, la presenza di un dottore dedicato h 24, adesso, per un periodo che va da un minimo di 6 ad un massimo di 12 ore, i dottori in reparto sono due. Tutti i pazienti vengono inviati alle intermedie dall’ospedale: o sono stati dimessi dopo una degenza per Covid o sono arrivati in pronto soccorso con sintomatologia e i medici hanno ritenuto che, non pur non essendo necessario un ricovero ospedaliero, servisse una presa in carico da parte delle intermedie».

Quarantasei persone al vecchio ospedale di Massa. Qual è il paziente tipo?

«Innanzitutto non si tratta di 46 pazienti apuani. Le intermedie di Massa, come quelle di Bientina, sono riferimento per l’intera Asl. In reparto ci sono pisani, livornesi, versiliesi che, dopo il ricovero in ospedale, vengono assistiti da noi. Nonostante le intermedie abbiano un’organizzazione simile ad un reparto, sono in realtà una struttura socio sanitaria che accoglie anche chi, soprattutto anziano, non può tornare a casa perché al domicilio non avrebbe una rete di assistenza e protezione. Non a caso l’ammissione e la dimissione sono gestite dall’ Acot, agenzia di continuità tra ospedale e territorio (la stessa che gestisce gli ingressi nelle rsa e alla Don Gnocchi ndr). La maggior parte dei nostri pazienti sono anziani. I giovani che si ammalano di Covid, dopo il ricovero ospedaliero, sono quasi sempre in grado di rientrare a casa».

E, sul totale dei ricoverati, qual è la percentuali di vaccinati?

«I nostri pazienti, come spiegavo, provengono tutti dall’ospedale. Dunque la percentuale è identica a quella che si riscontra nei ricoveri ospedalieri: l’80% non è vaccinato».

Dottore, le intermedie sono mai state vuote?

«No, mai da quando hanno aperto. E questo anche per la funzione socio sanitaria di cui dicevo. In estate abbiamo assistito donne in gravidanza o giovani stranieri che, ospiti di strutture di accoglienza e risultati positivi al virus, non potevano condividere gli spazi con gli altri ragazzi».

Siamo quasi a due anni di pandemia. Uno sforzo enorme per il personale sanitario. Com’è l’umore?

«Alle cure intermedie il personale è giovane e già c’è stato un ricambio. Molti medici sono entrati nelle scuole di specializzazione e , a sostituirli, sono arrivati altri colleghi. Per me lavorare con i giovani è una esperienza splendida, formativa. Indubbiamente il lavoro è impegnativo, non c’è un secondo di pausa, ma io sono, per natura, positivo – anche se la parola di questi tempi fa paura – Questa è una malattia invernale e siamo già a fine gennaio. Presto arriverà la primavera...».

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