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Tabaccai in rivolta a Massa Carrara: non è pensabile imporre il Green pass, ripensateci

In alto a sinistra Alessandro Del Medico, Alessandro Dell’Amico, in basso a sinistra Andrea Ghinoi, Cesare Tongiani

La categoria è compatta nel contestare il provvedimento in vigore dal 1° febbraio: «Saranno solo disagi e code»

MASSA CARRARA. Tabaccai in rivolta contro l’obbligo di leggere il green pass ai clienti dal 1° febbraio. Per la categoria è solo una perdita di tempo perché i clienti che non potranno entrare saranno serviti sulla porta. E di fatto non cambia niente. Questa la risposta della categoria al governo. Una stretta ulteriore per chi non si è ancora vaccinato, ma che secondo i tabaccai non cambierà la vita dei no vax, ma andrà solo a complicare quella dei tabaccai. Le tabaccherie di Massa-Carrara mettono in risalto la farraginosità del nuovo obbligo.

Alessandro Del Medico, presidente della federazione tabaccai apuana, dalla tabaccheria di via Fermi a Massa dice: «Speriamo che in questi nove giorni cambi qualcosa. È vero che nelle tabaccherie entra tantissima gente, ma siamo un’attività essenziale. Non vendiamo solo sigarette, da noi si pagano le bollette, i bollettini, le tasse regionali, si comprano le marche da bollo, si fanno le ricariche telefoniche. Tutto quello che fanno le poste lo facciamo anche noi, ma in maniera veloce. In sostanza non cambierà niente perché se il cliente non può entrare lo serviremo sulla porta. Poi ci sono i distributori automatici. È vero che le tabaccherie hanno una clientela affezionata e il green pass non sarà controllato tutti i giorni, ma per la gente di passaggio sarà un problema». E sul tavolo c’è anche la questione di chi un tabacchino lo manda avanti da solo, come spiega Cesare Tongiani della tabaccheria Bertolucci Palmira di Largo Matteotti: «È un bel caos – spiega – come facciamo a gestire controlli e vendite? Serve una persona solo per gestire gli accessi. Noi vendiamo servizi essenziali, infatti, nel primo lockdown eravamo aperti. Molte persone anziché fare la fila alle poste preferiscono il tabacchino. Mi sembra un controsenso. Senza contare che se un cliente non ha il green pass lo vado a servire fuori. Se proprio vogliono introdurre questo obbligo, almeno snelliscano il nostro lavoro, magari disponendo un lettore automatico di green pass fuori della porta. O servo o controllo i green pass».


Idem per Gianni De Angeli dell’omonima tabaccheria di via Eugenio Chiesa: «Per noi è un problema – dice – tanti nostri colleghi sono da soli e dover controllare i green pass diventa un disagio. Vendiamo servizi di prima necessità. Se uno deve fare un funerale per un caro serve la marca da bollo».

Spostandoci su Carrara Alessandro Dell’Amico del bar – tabacchi di viale XX Settembre afferma: «È una grande fesseria. Per comprare un pacchetto di sigarette ci vogliono trenta secondi, così si perde solo tempo. Controlli il green pass, se è valido gli dai le sigarette, se non ce l’ha l’accompagni alla porta, torni indietro prendi le sigarette, gli fai il resto e riesci. Non possiamo passare le giornate a fare avanti e indietro, poi giustamente la gente si lamenta, per il caffè ad esempio, da ora che hai controllato il caffè diventa freddo, figuriamoci se devo anche controllare il green pass di chi vuole le sigarette».

Così anche per Gianluca Pierami della tabaccheria Laura Secchiari di via Sforza ad Avenza: «Non ce l’aspettavamo – dice – anche perché durante la prima ondata eravamo aperti. Non vendiamo solo sigarette, facciamo altri servizi. Non siamo negozi, la nostra media di vendita sono due minuti, spesso anche meno. Così si vanno a creare le code. È una cosa che non sta in piedi. Se un cliente non può entrare usciamo noi, ma spesso siamo da soli dietro il banco e gestire una situazione così non è possibile».

Rassegnato Andrea Ghinoi dell’omonimo bar-tabaccheria di via Verdi: «È una cosa assurda ma per lavorare dobbiamo attenerci alle regole, e per lavorare come sempre mi adeguo. Non ci sono alternative. O lo fai o lo fai».

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