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Quarta ondata, in 14 giorni ricoveri raddoppiati. Il direttore: «Assalto nelle ultime ore»

Giuliano Biselli fa il punto della situazione sul contagio nella provincia: «In terapia intensiva sono tutti non vaccinati»

MASSA-CARRARA. Due settimane fa, domenica 2 gennaio, i pazienti Covid ricoverati all’ospedale delle Apuane erano 30 di cui cinque in terapia intensiva. Ieri alle 12 la fotografia “scattata” ancora una volta dal direttore degli ospedali della provincia Giuliano Biselli racconta di 53 pazienti Covid: 47 definiti «ordinari», quattro in terapia intensiva e un paio nel reparto di ostetricia. Numeri aumentati significativamente rispecchiando la crescita esponenziale dei casi in «una situazione completamente in divenire».

La mappa della crescita


«Il quadro resta instabile. Soltanto un paio di giorni fa sembrava ormai raggiunto il “plateau”, il picco, e ci si aspettava una modica discesa, purtroppo per ora le cose non stanno andando così. Nelle ultime ore c’è stato al pronto soccorso un vero e proprio assalto dove sono arrivate decine di pazienti con sintomatologia Covid, poi esitati in nove ricoveri e una ventina di dimissioni a domicilio; infatti, viene ricoverato chi presenta un quadro radiologico di polmonite con contestuale de-saturazione. Numerosi sono anche i ricoveri di pazienti che hanno positività al tampone molecolare, ma nessuna sintomatologia rapportabile al Covid», spiega il direttore Biselli. Un importante supporto arriva dalle cure intermedie (sempre Covid) all’ex ospedale di Massa. «Lì i posti letto sono passati da 26 a 46 e attualmente sono saturi». Da precisare quella che è poi la “geografia” dei ricoverati. E così, già per le cure intermedie il numero è da calibrare su tutta l’aslona, non solo per la provincia apuana: «Sì, lì drenano pazienti da tutta l’area nord ovest», conferma ancora Biselli che aggiunge: «Come per i nostri ricoveri Covid ordinari: cinque su 47 vengono da fuori provincia, mentre per la terapia intensiva da fuori arrivano tre su quattro».

I vaccinati

Poi la “geografia” dei vaccini: e allora, come abbiamo scritto più volte, in terapia intensiva destinata ai pazienti Covid sono tutti non vaccinati. La percentuale dei non vaccinati all’interno dei ricoveri ordinari Covid – articola ancora il direttore – supera il 60 per cento. «E, ripeto, molti tra i vaccinati positivi al Covid sono ricoverati per altro, come per una frattura, uno scompenso cardiaco, insufficienza renale. Entrati all’ospedale per altro, sono risultati positivi al tampone d’ingresso». Tradotto: il vaccino è uno scudo efficace. «Se tutti fossero vaccinati la terapia intensiva Covid sarebbe vuota e pertanto non ci sarebbe la necessità di utilizzare personale anestesista e infermieristico aggiuntivo. Ugualmente i posti letto del setting Covid ordinario potrebbero essere notevolmente ridotti riducendo l’impatto generale sull’organizzazione giornaliera. Oggi abbiamo un calo dell’attività operatoria del 20-25 per cento. Un dato accettabile, ma il quadro è in divenire. Se si aumenta rischiamo di limitare il percorso chirurgico e quello operatorio garantendo soltanto l’emergenza e l’oncologico», fa notare Biselli. Non solo pazienti. Perché il Covid, con la variante Omicron che nelle ultime settimane ha fatto registrare numeri importanti come casi di positività, tra isolamento e quarantene, ha “colpito” anche il personale sanitario.

Il personale

«Il saldo tra ingressi e uscite è anche questo in divenire, ma grossomodo ci mancano per motivi legati a quarantene e isolamento una decina di operatori sociosanitari, 7-8 medici e una ventina di infermieri. Numeri in divenire, comunque importanti, anche se riusciamo sempre a organizzarci garantendo i servizi. Rispetto ad altre realtà, la nostra provincia ha una prevalenza per 100mila abitanti più bassa, ma pur sempre di rilievo», aggiunge. E chiosa: «Il reparto Covid ha 47 posti occupati su 48 ora destinati ai positivi. Possiamo ampliare utilizzando anche posti letto del reparto Malattie infettive. Abbiamo attutato da alcuni giorni il nostro piano d’escalation che prevede il trasferimento dell’Utic in un setting dedicato con otto posti letto. E il trasferimento della terapia intensiva “no” Covid nel setting sub-intensivo e il completo utilizzo della terapia intensiva per pazienti Covid. Per il momento ne abbiamo attivati otto, espandibili a 14. Molto importanti in questo contesto gli stabilimenti periferici di Fivizzano e Pontremoli per il contributo che stanno dando per il ricovero di pazienti stabili dell’area medica. Il picco? Mi auguro di raggiungere il prima possibile il “plateau” per mettere in piedi il piano de-escalation per un ritorno graduale alla normalità».

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